Al Polo Infanzia Magnolia la “Giornata dell’Arancia” diventa lezione di cibo sano
Arance a km zero, spremute senza zuccheri e merende naturali: il progetto educativo della Cooperativa Magnolia per insegnare ai bambini cultura alimentare e legame col territorio.
L’educazione alimentare, al Polo Infanzia Magnolia, passa dai gesti semplici: riconoscere un frutto, assaggiarlo nella sua forma più naturale, capire che dietro quel sapore c’è anche un territorio. È con questa impostazione che la Giornata dell’Arancia si è trasformata in un momento educativo dedicato al cibo sano e ai prodotti locali.
A spiegare il senso dell’iniziativa è la pedagogista Teresa Pia Renzo, direttrice della Cooperativa Magnolia: l’obiettivo è accompagnare i bambini verso una cultura alimentare più consapevole, facendo capire che ciò che si mangia ha un valore nutrizionale, ma anche culturale e territoriale.
Da settembre e per tutta la stagione agrumaria, al Magnolia le arance entrano nella routine quotidiana in più forme: frutto fresco, spremuta e anche in preparazioni dolci realizzate nella cucina interna. Si tratta di arance a chilometro zero, non sottoposte a trattamenti chimici, provenienti da aziende del territorio (Nicoletti e Renzo) o dalle famiglie, che portano spontaneamente frutti dalle proprie coltivazioni.
Uno dei passaggi più significativi riguarda la scelta di sostituire i succhi industriali con spremute naturali: a giorni alterni i bambini bevono arancia fresca, senza zuccheri aggiunti. Un’abitudine semplice, che diventa una lezione concreta di educazione alimentare.
Per la direttrice, insegnare il km zero significa anche rafforzare il legame tra i piccoli e l’ambiente in cui vivono: la Calabria produce agrumi in grande quantità e riconoscerli come parte della propria cultura alimentare è un modo per valorizzare identità e risorse del territorio.
Il messaggio, però, va oltre la merenda. Promuovere prodotti locali significa sostenere l’economia del territorio e incoraggiare un consumo più sostenibile, richiamando anche le famiglie a privilegiare, quando possibile, filiere italiane e locali.
Così, un’arancia diventa strumento educativo: sapori naturali, abitudini corrette, consapevolezza e rispetto del territorio. Perché, come sottolinea Teresa Pia Renzo, educare al buon cibo significa accompagnare i bambini verso uno stile di vita sano e responsabile, anche partendo da un frutto quotidiano.