Giuseppina Bagnato: «La fede valdese è responsabilità e libertà»
La responsabile dei territori di Cosenza e Catanzaro racconta il suo percorso, il ruolo delle comunità protestanti in Calabria e la posizione sulle derive dell’evangelismo politico negli Stati Uniti
Giuseppina Bagnato, pastora valdese delle comunità di Cosenza e Catanzaro, racconta un ministero costruito sullo studio, sull’ascolto e su una visione della fede profondamente radicata nella responsabilità individuale e comunitaria.
Formata presso la Facoltà valdese di Teologia di Roma, Bagnato ha intrapreso un percorso che non si limita alla dimensione accademica, ma si traduce in un impegno quotidiano al servizio della Chiesa valdese metodista. «Il mio percorso - spiega - mi ha fornito strumenti per dialogare su temi teologici e biblici, ma anche per prendermi cura delle persone, dalla pastorale carceraria a quella ospedaliera, fino alla vita ordinaria delle comunità».
Il sacerdozio universale e la differenza con il modello cattolico
Uno degli elementi distintivi della Chiesa valdese è l’assenza di una netta separazione tra clero e laici. «Nella tradizione protestante - sottolinea Bagnato - si valorizza il cosiddetto sacerdozio universale: ogni credente è chiamato a essere testimone della propria fede e responsabile davanti a Dio».
Un’impostazione che segna una differenza rispetto al modello cattolico, non solo per la presenza di donne nel ministero pastorale, ma anche per un approccio meno gerarchico. «Il ruolo della pastora non è quello di guida paternalistica - chiarisce - ma di accompagnamento: aiutare le persone a riconoscere il proprio valore e a essere protagoniste del proprio cammino di fede».
Le radici calabresi e la scelta di tornare
Originaria della Calabria, Giuseppina Bagnato è cresciuta nella comunità valdese di Catanzaro, una delle tre principali realtà regionali insieme a Cosenza e Reggio Calabria. «Queste comunità - racconta - nascono dopo l’Unità d’Italia, con un forte impulso evangelico legato anche all’opera di Garibaldi e degli evangelizzatori».
Tra gli elementi distintivi di queste chiese: alfabetizzazione, parità di genere e accesso diretto alla Bibbia. «Sono stati fattori rivoluzionari per il Sud Italia dell’epoca», evidenzia. Dopo esperienze nel Nord Italia, tra Lombardia ed Emilia, Bagnato ha scelto di tornare. «Più che una preferenza, è stata una chiamata: sentivo il bisogno di restituire qualcosa alla mia terra».
Comunità diffuse e carenza di pastori
Attualmente la pastora segue due territori ampi, Cosenza e Catanzaro, segno di una carenza di figure ministeriali. «Non siamo molti - spiega - e questo comporta una grande mobilità. Ma è anche una scelta: le comunità devono diventare autonome e capaci di autodeterminarsi». Un modello che punta sulla partecipazione attiva e sulla crescita collettiva, evitando dipendenze da singole figure di riferimento.
La posizione sulle derive dell’evangelismo politico negli USA
Nel commentare l’attualità internazionale, Bagnato esprime una posizione netta rispetto a quanto avvenuto negli Stati Uniti, in particolare durante la leadership di Donald Trump. «Negli ultimi anni - osserva - si è rafforzato un certo evangelismo carismatico, spesso privo di formazione teologica, che propone una lettura semplificata e talvolta distorta della Bibbia». Un fenomeno legato alla cosiddetta “teologia della prosperità”, secondo cui il successo economico sarebbe segno della benedizione divina.
Particolare preoccupazione ha suscitato il ruolo di figure come Paula White e alcune dichiarazioni che hanno accostato Trump a Gesù Cristo durante la Settimana Santa. «Queste posizioni - afferma - non rappresentano il protestantesimo storico. Le chiese valdesi e metodiste hanno sentito il dovere di prendere le distanze per evitare confusione».
Una fede che costruisce consapevolezza
L’intervista a Giuseppina Bagnato restituisce l’immagine di una fede che non impone, ma costruisce consapevolezza. Una visione che mette al centro la persona, la comunità e la responsabilità individuale, lontana da derive mediatiche o strumentalizzazioni politiche. «La fede - conclude - è un cammino che rende liberi e responsabili, non uno strumento di potere». Di seguito l’intervista video completa.