Il regista cosentino Costabile contro la serie su Corona: «Netflix fa profitto su storie discutibili»
L’autore cosentino esprime su Instagram un forte giudizio sul caso della docuserie dedicata al re dei paparazzi, già pregiudicato, prodotta da Netflix, definendo la scelta della piattaforma «solo profitto e visualizzazioni»
Una presa di posizione forte e senza mezzi termini arriva dal regista Francesco Costabile, originario di Cosenza, fino a dicembre in corsa nelle nomination agli Oscar come miglior film internazionale. Costabile ha affidato alle sue pagine social una riflessione sulla decisione di Netflix di produrre e pagare una docuserie incentrata sulla vita di Fabrizio Corona, suscitando un acceso dibattito nel mondo della cultura e dello spettacolo.
Nella sua story, il regista definisce con parole dure la scelta della piattaforma globale: «Complimenti a Netflix per aver profumatamente pagato un personaggio che si vanta di aver prima imposto l’aborto alla sua compagna, poi aver monetizzato anche la nascita del figlio. Solo profitto e visualizzazioni. Schifo». Con quest’affermazione Costabile si schiera apertamente contro la normalizzazione mediatica di figure controverse, ponendo una questione di etica editoriale e responsabilità culturale.
La docuserie in questione, Io sono notizia, racconta – tra gli altri episodi – un passaggio controverso della vita di Corona, quando l’ex re dei paparazzi ha parlato pubblicamente di aver «costretto» l’allora compagna, Nina Moric, ad abortire due gemelli, spiegando il gesto con motivazioni legate a interessi economici. Questo dettaglio è diventato uno dei principali punti di critica sollevati da Costabile nella sua dichiarazione, che collega direttamente la scelta di Netflix alla scelta di dare spazio e valore a narrazioni considerate prive di senso etico in relazione alla violenza di genere.
Il regista, noto anche per il suo impegno contro la violenza sulle donne e per la sensibilità con cui affronta tali temi nelle sue opere – Familia incluso – ha voluto quindi esplicitare non solo un giudizio personale, ma una visione critica sulla cornice più ampia del racconto mediatico e della selezione culturale. «Solo profitto e visualizzazioni», scrive, riassumendo così la sua visione sulla logica che, a suo avviso, avrebbe guidato la scelta di investire su un personaggio che, proprio per le dichiarazioni riportate nella serie, suscita interrogativi di carattere morale oltreché artistico.