In sella ai muli, attraverso la Calabria: ecco il viaggio di Giuseppe e Paolo
Arrivati dalle Marche, i due escursionisti stanno attraversando la nostra regione con Tigro e Viola. Nel loro racconto, lo stupore per una terra straordinaria, e qualche riflessione su ciò che ancora si potrebbe migliorare
5:30 del mattino. Ad Aprigliano c'è ancora chi dorme. Giuseppe e Paolo, invece, sono già in piedi. Caricano i bagagli e si preparano a rimettersi in cammino alla volta del Pollino. Non viaggeranno da soli, però. Ad accompagnarli, due inseparabili amici: Tigro e Viola, i loro muli. Giuseppe e Paolo non sono, infatti, escursionisti nel senso più tradizionale del termine.
Da qualche anno hanno trasformato le vacanze in una piccola impresa: attraversare l’Italia in sella ai loro muli, fermandosi dove capita, seguendo i sentieri suggeriti da Locus Map e altri strumenti, e affidandosi, per il resto, all’ospitalità incontrata lungo la strada. Ad Aprigliano sono arrivati perché attraversato dal Sentiero Italia, uno tra gli itinerari escursionistici più estesi al mondo: circa ottomila chilometri e oltre cinquecento tappe in tutte le regioni italiane lungo le principali catene montuose.
Così, in cerca di un posto in cui trascorrere la notte nel paese presilano, i due escursionisti difficilmente sono passati inosservati. L’irresistibile curiosità abbinata alle loro disponibilità e cordialità ha rivelato la loro storia, che da ora appartiene anche un po’ alla comunità che li ha accolti. Marchigiani, amici, hanno iniziato da qualche anno a perlustrare l’Italia selvaggia, rigorosamente in sella ai loro muli.
«Siamo entrambi appassionati anche di cavalli, ma i muli sono più adatti a queste escursioni. Sono ancora più forti», precisano. L’anno scorso hanno puntato verso il Nord, fino ad arrivare in Slovenia. Quest’anno la loro bussola ha invece indicato il Sud. « L’idea iniziale era quella di partire da Acqualagna, nelle Marche, e scendere da lì verso la Calabria. Abbiamo poi deciso di portare i nostri animali a Reggio Calabria per evitare loro sforzi eccessivi, e da lì siamo partiti. Abbiamo percorso il Sentiero del Brigante, poi il Sentiero Italia. Abbiamo attraversato l’Aspromonte, le Serre, e ora siamo qui ad Aprigliano dove ci fermeremo per trascorrere la notte. Domani ripartiremo per il Pollino passando da Paterno Calabro».
E quando si chiede quale luogo li abbia colpiti di più durante il viaggio, non hanno dubbi sulla risposta: «La Sila è impressionante». «Lorica o Camigliatello?» «Siamo riusciti a visitare solo Lorica. Siamo saliti fino a Monte Botte Donato. Avremmo voluto scendere attraversando la foresta, ma il percorso sembrava impervio. Sul lago Arvo abbiamo pranzato grazie alla gentilezza dei ristoratori, nonostante il locale fosse pieno. Lì abbiamo trovato una buona organizzazione, ma soprattutto per gli amanti delle passeggiate. Quando c'è organizzazione le persone si muovono.»
A questo punto della conversazione le riflessioni dei nostri due ospiti riecheggiano come una storia sentita tante, tante volte. Insieme a una regione che definiscono «unica, impressionante», arriva anche l’impressione di un luogo che potrebbe offrire molto di più. «Nelle Marche arrivano ogni giorno scolaresche per visite guidate nella natura. E non stiamo parlando mica della vostra natura, ma di due ecosistemi completamente diversi che non possono essere messi a paragone.
L’appennino marchigiano ha una conformazione silicio-argillosa. In Calabria, invece, avete foreste, non boschi - e precisano con gli occhi sgranati- foreste come non ne abbiamo mai viste né sulle Alpi, né in Carinzia! Siamo rimasti esterrefatti, e abbiamo trovato una tranquillità incredibile. Forse troppa per un patrimonio così». Neppure il portafoglio ha avuto modo di lamentarsi: «Viaggiamo da otto giorni, e finora abbiamo speso il giusto, forse anche poco. Si mangia benissimo, soprattutto. Tra salsiccia, caciocavallo e piatti di pasta deliziosi torneremo a casa con qualche chilo in più. Di giorno saltiamo pure il pranzo... ma la sera recuperiamo!» Vien da sorridere.
Due marchigiani attraversano la Calabria, in compagnia di due muli, e finiscono per raccontarla meglio di tante campagne promozionali (in cui comunque gli asini c’erano pure, va riconosciuto). Si innamorano delle foreste, dell’accoglienza e dei sapori. Ma notano anche ciò che qui conosciamo troppo bene: sentieri ancora non valorizzati e servizi migliorabili. Un cliché enorme, che commuove e forse indigna al contempo: la regione sopravvive non grazie ai suoi servizi, ma nonostante ciò che ancora le manca e che faticosamente si impegna a conquistare.
E qui, il paradosso: quella quiete che rapisce i viaggiatori nasce anche in parte dalle mancanze. Questo, però, non deve essere un alibi per rassegnarsi ad affidare tutto alla spontaneità. Il rischio (che nel caso di Paolo e Giuseppe è stato attenuato dal loro entusiasmo) è che, accanto a ogni "che posto meraviglioso", continui ad accompagnarsi quel "peccato, però...". E i calabresi attendono da tempo di non sentirlo dire più a nessuno.