Sezioni
27/04/2026 ore 14.46
Società

Incontro sull’autismo a Rende, Caterina Iannazzo: «Serve un percorso di vita continuo, non solo cura»

Domani al Museo del Presente la seconda delle due giornate promosse dalla Neuropsichiatria infantile dell’Asp di Cosenza per aprire un confronto sul futuro delle persone con autismo

di Redazione

Nel mese dedicato alla consapevolezza sull’autismo, a Rende si apre un confronto che prova a spostare l’asse della discussione oltre la dimensione sanitaria, chiamando in causa l’intera comunità. L’Unità operativa di Neuropsichiatria infantile dell’Asp di Cosenza, con il patrocinio del Comune, ha promosso due giornate di incontro per affrontare uno dei nodi più delicati: il futuro delle persone con disturbo dello spettro autistico.

Il primo appuntamento, lo scorso 22 aprile, si è sviluppato attorno alla proiezione del film La vita da grandi, seguita da un dibattito partecipato con le famiglie. È proprio da questo confronto che emerge una doppia lettura: da un lato il riconoscimento del lavoro svolto dai professionisti nei percorsi di diagnosi e trattamento, dall’altro una criticità strutturale ancora irrisolta, quella del cosiddetto “dopo di noi”.

Il secondo appuntamento, in programma domani 28 aprile al Museo del Presente di Rende, sarà dedicato proprio a questo snodo: costruire un percorso che tenga insieme diagnosi, trattamento e prospettiva futura.

“L’incontro di domani rappresenta per noi un momento fondamentale di confronto tra istituzioni, professionisti, famiglie, scuola, università, e comunità”, spiega la dottoressa Caterina Iannazzo, direttore dell’Unità operativa complessa di Neuropsichiatria infantile del distretto Valle Crati.

Parlare oggi di autismo significa andare oltre la sola dimensione clinica e costruire percorsi di vita che accompagnino la persona nel tempo, in modo continuativo e coerente”.

Una visione che punta a superare la frammentazione dei servizi: “Il nostro obiettivo è promuovere una presa in carico che non si esaurisca nei servizi sanitari, ma che coinvolga attivamente tutti i contesti di vita, formali e informali. In questa prospettiva, il riferimento al Progetto di Vita e al principio dell’accomodamento ragionevole ci invita a lavorare non solo sulla persona, ma anche sui contesti, affinché diventino realmente inclusivi e capaci di accogliere”.

Al centro, dunque, il lavoro di rete. Non solo istituzioni, ma anche famiglie, operatori, associazioni e cittadini, chiamati a costruire una visione condivisa dell’inclusione. Un passaggio che, secondo Iannazzo, non può prescindere da un coinvolgimento attivo della comunità: “La partecipazione della cittadinanza è essenziale: solo attraverso un dialogo aperto possiamo costruire risposte più efficaci e sostenibili per il futuro delle persone con autismo e delle loro famiglie”.

Il punto resta quello emerso con maggiore forza durante il primo incontro: senza una comunità preparata e consapevole, ogni percorso individuale rischia di interrompersi. E il “dopo di noi” continua a essere, oggi, una domanda ancora aperta.