La stagione estiva a Corigliano Rossano? Bene ma non benissimo
Bene ma non benissimo. Si potrebbe riassumere così l’estate di Corigliano Rossano osservata dal punto di vista dagli imprenditori del ramo turistico. Mutano le esigenze, cambiano i gusti dei consumatori finali – i turisti – ma la città fa sempre più la sua onestissima figura nel panorama regionale. Certo, non «è ancora Tropea o Gallipoli, perché c’è tanto da fare soprattutto sotto il profilo del marketing territoriale, ma la stagione si chiude con una positività rispetto alle annate precedenti, seppur non accentuata». Così nel tracciare un bilancio, il presidente del Cotaj, il Consorzio operatori turistici alto Jonio, Natale Falsetta. Corigliano Rossano vanta peculiarità uniche in Italia ed in Europa: 38 chilometri di costa, due centri storici incredibilmente belli e due “marine” molto diverse tra loro, il che si potrebbe tradurre con una proposta turistica variegata e per tutti i gusti, per gli amanti del mare, della montagna, dell’arte, della storia, della cultura e del divertimento.
Di certo, sulle due sponde del fiume Cino non mancano bellezze architettoniche, storiche e naturalistiche, come non mancano i locali e la celebre movida che polarizza le attenzioni della costa. Una grande città in tutti sensi, che però “vanta” ancora tanti problemi. «La stagione estiva si è chiusa in positivo ma non con grandi margini rispetto al passato – spiega Falsetta a cosenzachannel.it –. Non è stata così per tutte le strutture, ovviamente, perché oggi i turisti ricercano e richiedono servizi. Il mercato offerto dalle strutture professionistiche (alberghi, hotel, resort, ndr) paga, quello last minute dei b&b un po’ meno. Lamentiamo, però, problemi legati alle condizioni del mare, ma nonostante le polemiche, in linea di massima non siamo peggio degli altri».
Certo, spiega l’imprenditore che opera nel cuore della Sibaritide sul versante coriglianese con il suo Salice resort, «servirebbero maggiori attenzioni da parte delle amministrazioni comunali della piana di Sibari, perché le nostre strutture ufficiali sono quelle che producono reddito comunale con la tassa di soggiorno che dovrebbe essere reinvestita in qualità, immagine e promozione del territorio ed invece viene impegnata in propaganda elettorale, senza alcun ritorno per le attività alberghiere ed il turismo di qualità». «Prendete ad esempio il cartellone estivo di Corigliano Rossano – insiste Natale Falsetta –: un elenco di eventi fini a loro stessi che non producono nulla per un territorio che per le sue tipicità meriterebbe ben altra considerazione.
Manca un tavolo di confronto tra imprenditori turistici e amministrazione comunale». Il comune di Corigliano Rossano, a detta del presidente del Consorzio operatori turistici Alto Jonio, con la tassa di soggiorno «incassa poco meno di mezzo milione di euro, frutto di un contributo da 1,5 euro a singolo pernotto per i primi sette giorni e poi con riduzioni anche per gli over 65 ed i bambini. Il comune di Cassano allo Ionio, invece, riscuote più del doppio, circa 800mila euro nonostante vanti meno posti letto di Corigliano Rossano, ma per i quali si paga una tassa di soggiorno, per tutti più alta, pari a 2,5 euro. Introiti che andrebbero spesi per creare maggiore ospitalità, decoro, ed invece finiscono in marciapiedi ed eventi “mordi e fuggi” come i concerti, a cui i nostri ospiti non sono affatto interessati. La tassa di soggiorno la si reinveste, insomma, per tornaconto propagandistico-elettorale». Nemmeno troppo velate le critiche di Natale Falsetta all’amministrazione Stasi.
«Non siamo ancora Tropea o Gallipoli – conclude – perché in quei luoghi viene prima il territorio e poi le strutture ricettive, mentre da noi accade il contrario: se non siamo noi ad attrarre, i turisti a Corigliano Rossano non vengono. Manca ancora moltissimo per diventare una vera destinazione turistica». Non si lamenta della stagione che sta concludendosi, Fabio Murano, giovane imprenditore co-titolare dell’omonimo hotel con stabilimento balneare a Rossano. «Quest’anno – racconta – siamo stati penalizzati dalle condizioni meteo. In fondo la stagione è andata bene, anche se in percentuali minori rispetto al passato, ma non possiamo considerare giugno, falcidiato dal maltempo. Marketing territoriale? Sì, manca completamente». I fratelli Antonio e Carlo Caravetta del lido Malena, a cavallo tra Corigliano Rossano, riferiscono di aver fatto registrare «il sold-out rispetto agli anni passati da maggio. Abbiamo accolto tanta gente – spiega Carlo – ma meno propensa a spendere». Da una spiaggia all’altra, fino al Lulapaluza. «Siamo stati penalizzati dal bonus che ci consentiva di istallare il 20% in più di ombrelloni – spiega Giovanni Siepe – come accaduto negli anni precedenti. In compenso abbiamo registrato il tutto esaurito per tutta l’estate nei weekend e fino al 27 agosto, e poi nel “classico periodo”, tra gli inizi e la fine di agosto. Cosa favorirebbe una stagione più lunga? La destagionalizzazione degli eventi come i festival, magari da programmare a settembre».
Fin qui le strutture ricettive classiche. Ci sono poi i b&b, le tenute, le case in affitto, ad esempio, per le quali a Schiavonea si arriva a spendere un massimo di 2mila euro mentre a Rossano anche il doppio per l’altissima stagione, il mese di agosto. Tra quelli che analizzano il mercato con particolare interesse, con l’obiettivo di migliorare sempre c’è Cesare Renzo, titolare della Tenuta “Terra Rossa”, nelle campagne rossanesi. «Luglio è trascorso – racconta a cosenzachannel.it – molto al di sotto delle aspettative e ad agosto è mutata la tipologia del turista. Non arrivano più come prima quelli attratti per due giorni dall’acquapark, che pur ci sono ma a fine agosto, ma a raggiungere la nostra città è quel visitatore che vuole la spiaggia libera, vuole visitare le bellezze architettoniche del territorio, vuole mangiare bene, è alla ricerca della storia locale, vuole conoscere i luoghi in cui villeggia. Sta sparendo, come accennato, il turista last minute. Una delle nostre pecche maggiori è rappresentata dal centro storico che pur affascinante e maestoso non si rende poi così accogliente. Il museo diocesano e del Codex purpureus rossanensis, patrimonio dell’Unesco il lunedì è chiuso e non fa orario continuato.
All’ora di pranzo poi, un qualsiasi servizio è una chimera, come un Infopoint che suggerisca al turista cosa fare, cosa visitare, a che ora. Stesso discorso applicabile per all’abbazia del Patire, storico complesso monastico nella montagna rossanese che spesso non è possibile visitare, in cui la chiesa che conserva meravigliosi mosaici ma è chiusa. Di questo – conclude Cesare Renzo – si lamentano i nostri ospiti». In città c’è poi il volto più attrattivo ed è quello di Schiavonea e di piazzetta Portofino, ombelico del mondo costiero della città di Corigliano Rossano. Anche Nicola Celi, titolare del bar-pizzeria “La Madonnina” che si affaccia direttamente in piazza, sembra essere soddisfatto. «Quest’anno è andata bene, Schiavonea continua ad essere una delle località dello Jonio più visitate, è molto affollata anche se non riusciamo a vantare tanti servizi. La piazza – chiosa Celi – risponde sempre meglio ed è frequentata da tantissimi giovani che si divertono. Sì, siamo soddisfatti». Insomma, Corigliano Rossano può considerarsi meta turistica per tutte le tasche, nonostante le pur enormi disparità: Rossano è sostanzialmente elitaria e con prezzi alti, Schiavonea più di massa ed effervescente. A Sant’Angelo una birra in bottiglia in riva al mare può costare da 4 fino a 7 euro, a Schiavonea si parte da 2,5 euro.