Separazione delle carriere, Le Pera: «Ai magistrati dico che la Costituzione tutela autonomia e indipendenza» | VIDEO
Il presidente della Camera Penale di Cosenza commenta i toni della campagna e difende il Sì: «Due CSM rafforzano l’autonomia del giudice, il sorteggio rompe le correnti»
La campagna referendaria sulla separazione delle carriere si avvicina al traguardo e i toni, nelle ultime settimane, si sono alzati. A commentare l’attualità è l’avvocato Roberto Le Pera, presidente della Camera Penale di Cosenza, ospite in studio per un confronto sul tema del momento.
L’intervista parte dal “monito” e dalla visita del Capo dello Stato durante l’ultimo plenum del CSM. Alla domanda se sia stata tempestiva o tardiva, Le Pera risponde senza giri di parole: «Lei provoca e fa bene a provocare, lo stesso Mattarella ha detto, manco qui da 11 anni, forse è questo, perché ancora si può non dico criticare, ma valutare l’operato del Presidente in seno al CSM, il Presidente della Repubblica, forse dopo i noti fatti che hanno coinvolto il Consiglio Superiore della Magistratura e che portano un nome e che lei l’ha sempre fatto, il sistema della corrente, il sistema Palamara, è forse lì nel 2019, forse nel caso di intervenire, senza aspettare che lo facesse il legislatore, ecco dove sta la grande colpa del CSM, dove sta la grande colpa di quel tipo di epoca, diciamo 2019, 6 anni fa che ha portato a quello che è oggi».
Poi, nel suo ragionamento, aggiunge un altro elemento: «Ma l’intervento del Presidente Mattarella forse è per stigmatizzare, questo non è stato ben rilevato, è per stigmatizzare un po’ i toni che proprio dalla magistratura, da quella magistratura del no, si sono alzati».
Le Pera cita anche un episodio recente: «Di ieri l’ultimo commento su un profilo pubblico da parte del Segretario dell’Associazione Nazionale Magistrati Rocco Maruotti, che affiggendo una vignetta che ritraeva le grandi personalità di Falcone e Borsellino che parlavano di mafia, scrive vota no, questo è grave, per non aggiungere altro rispetto alla famosa espressione che chi vota sì, cosa può essere se non un malfattore, un qualcuno che appartiene a massonerie deviate e naturali?» riferendosi a Nicola Gratteri, procuratore di Napoli.
E conclude su quel passaggio: «Gratteri dice di aver detto una cosa diversa? Certo, tanto è vero che ha avuto bisogno di interpretare, quando la cosa è chiara non c’è bisogno di interpretarla, quindi questo intervento del Presidente Mattarella forse per dire che i toni vanno abbassati, ma vanno abbassati soprattutto da chi parla e scrive il nome del popolo italiano».
Campagna accesa, ma Le Pera insiste: «L’avvocatura parli di contenuti»
Il confronto si sposta sulle tensioni tra politica e magistratura e sull’effetto che una campagna “muscolare” può avere sulla comprensione del cittadino. Le Pera tiene il punto: «Grazie di questa domanda, l’Avvocatura non deve difendere nelle becche politiche, l’Avvocatura deve continuare a fare quello che sta facendo, ossia parlare di contenuti».
E imposta la sua linea su quella che definisce una “risposta testuale” alle critiche: «A fronte della menzogna dei sostenitori del No che il pubblico ministero sarà soggettato al potere esecutivo, noi rispondiamo con l’articolo 104 della Costituzione, la magistratura costituisce un’ordine autonoma e indipendente da ogni altro potere».
Richiamando un precedente confronto, Le Pera rimarca anche il tipo di replica che attribuisce ai sostenitori del No: «Quindi i sostenitori del No su questa prima menzogna non possono fare altro che rispondere dicendo ma potrebbe essere, si immagina un po’, anziché pensare che siamo con Romania, Bulgaria e Turchia, gli unici stati che non hanno la separazione, pensiamo a quello che potrebbe essere, ma che non potrà mai essere con una Costituzione così blindata».
Due CSM: «Servono a rendere il giudice veramente autonomo»
Secondo Le Pera, la riforma non è un varco per l’ingresso della politica nella magistratura, ma un correttivo interno: «Seconda menzogna, la più grande, ma due CSM sono sintomatici del fatto che la politica può entrare nella magistratura e governarla e comandarla, non è affatto vero, diciamole i cittadini, i due Consigli superiori della magistratura, il Consiglio superiore della magistratura dei giudici, chiamiamolo così per farci intendere, il Consiglio superiore dei pubblici ministeri si attua affinché il giudice sia veramente autonomo».
E spiega il motivo con un esempio diretto: «Oggi cos’è che accade? Che all’interno di un solo CSM ci sono pubblici ministeri che giudicano la vita professionale o meglio che valutano la vita professionale di giudici, immaginate che autonomia può avere un giudice quando un pubblico ministero in altra sede che è quello rispetto a un processo, può influire sui trasferimenti, sulle promozioni e sulla disciplina, e che autonomia ha un giudice rispetto a un pubblico ministero se sa che poi sarà giudicato da un pubblico ministero».
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Il terzo capitolo, per Le Pera, è il sorteggio. E qui la sua tesi è netta: il tema non è l’autonomia della magistratura, ma il peso delle correnti. «E l’ultimo, il famoso sorteggio, il sorteggio che è la vera nota dolente non per l’autonomia della magistratura, ma è la vera nota dolente per l’Associazione Nazionale Magistrati e lo spieghiamo subito in poche parole».
Quindi entra nel merito: «La verità, ai cittadini la vogliamo dire in maniera chiara, se si sorteggiano i magistrati, l’Associazione Nazionale dei Magistrati, che è un’associazione privata, non potrà più nominare chi vuole all’interno del CSM e se l’Associazione Nazionale dei Magistrati non potrà più nominare chi ritiene all’interno, chi nominerà i Presidenti dei Tribunali di tutta Italia? Chi nominerà i Procuratori della Repubblica di tutta Italia? Li nomineranno magistrati sorteggiati e non invece i magistrati che sono indicati dall’Associazione Nazionale dei Magistrati, in questo modo veramente ci sarà libertà, ma veramente libertà, il Procuratore della Repubblica di una città non passerà più attraverso logiche correntizie, perché i cittadini devono sapere che all’interno dell’Associazione Nazionale dei Magistrati ci sono correnti vere e proprie».
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Sul tema del “sorteggio temperato” per la politica, sollevato in studio come possibile punto critico, Le Pera contesta l’impostazione: «Guardi, è una falsa informazione quella che dà il Comitato del No». E richiama nuovamente il testo costituzionale, così come lo interpreta nella riforma: «La maggioranza all’interno del CSM resterà sempre e solo della magistratura togata».
Le Pera rilancia sul punto politico della sua argomentazione: «Il problema è che “quale magistratura togata”? Non certo più quella dell’Associazione Nazionale Magistrati ed ecco perché le 51 firme dei magistrati che lei sa che sono per il sì, i magistrati che sono per il sì, sono magistrati che sono liberi, svincolati da correnti, perché un giudice, un magistrato che parla e scrive il nome del popolo italiano, non può sopportare certe logiche».
Lo scontro sui manifesti e la chiusura: «Non sono tesi, è lettura della Costituzione»
L’intervista si conclude sul clima della campagna e su un messaggio che, secondo Le Pera, ha “spaventato” i cittadini. «Se vince il sì, il giudice sarà sottoposto alla politica, quello è veramente una cosa inaudita e grave, anzi che inculca nei cittadini il terrore, la paura che se dovesse vincere il sì, la magistratura giudicante sarà sottoposta alla politica, quello è vergognoso». E chiude con una frase che riassume l’impostazione del suo intervento: «Le nostre non sono tesi, la nostra è la lettura della Costituzione, quella che è il 104 e 105, le altre sono solo suggestioni e un tentativo di confondere le acque, ma non ci riusciranno perché noi vinceremo».