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03/07/2026 ore 19.00
Società

Mythic, il progetto contro l’odio e le discriminazioni online. Colace: «In Calabria problema sottostimato»

L’iniziativa, finanziata dall’UE e promossa dalla Fondazione L’albero della vita, ha l’obiettivo di contrastare hate speech e stereotipi, lavorando sul sostegno alle vittime: «C’è molta paura a segnalare, per questo abbiamo pensato a un QR Code del tutto anonimo e sicuro»

di Paolo Mazza

I discorsi e i crimini di odio, in Calabria, non fanno troppo rumore. Restano fuori dai numeri ufficiali, schiacciati tra la paura di denunciare e la sfiducia nei canali istituzionali. È uno dei nodi centrali che il progetto Mythic, finanziato dall'Unione Europea, sta cercando di sciogliere lavorando su cinque province, ottanta studenti “Equity Defender” e un sistema di segnalazione pensato non dall'alto, ma dagli stessi ragazzi potranno usufruirne. Ne abbiamo parlato con Lara Colace, coordinatrice dell'iniziativa promossa dalla Fondazione L'Albero della Vita insieme a Data Ninja e al Centro Calabrese di Solidarietà.

Un progetto nato per la Calabria

Mythic si concentra esclusivamente sul nostro territorio regionale. «Lavoriamo sulle cinque province e lavoriamo sulla prevenzione e il contrasto ai discorsi e ai crimini di odio», spiega Colace, che individua tre pilastri dell'iniziativa. La coordinatrice del progetto parla, infatti, di componente educativa nelle scuole, un lavoro più istituzionale rivolto a comuni ed enti del terzo settore e una campagna di sensibilizzazione regionale in partenza da settembre, della durata di circa tre mesi. Il progetto si concluderà ad aprile 2027.

Sul fronte scolastico, il lavoro coinvolge tre istituti superiori per ciascun capoluogo di provincia. Con docenti e studenti si punta sull'alfabetizzazione digitale e sulla partecipazione diretta dei ragazzi ad attività che li aiutino a riconoscere il discorso d'odio per prevenirlo e contrastarlo tra i propri coetanei.

Un sistema di segnalazione pensato dai ragazzi

La componente più innovativa riguarda il meccanismo di “referral” (segnalazione) per la presa in carico delle vittime, che «non è stato deciso dall’alto» ma costruito a partire dai questionari somministrati nelle scuole. «Uno dei principali ostacoli alla denuncia è proprio la paura a segnalare, per essere considerati spioni oppure vittime secondarie», racconta la coordinatrice. Da qui la scelta di un canale digitale e anonimo: «Ci sarà un QR code o un link dove i ragazzi e le ragazze potranno segnalare, in tutta serenità, la problematica che stanno vivendo o a cui hanno assistito».

Ogni segnalazione verrà presa in carico attraverso la scuola o le associazioni della rete, con il supporto di un pool di psicologi e legali «nel caso in cui la denuncia dovesse arrivare a diventare una violazione della legge, per poter prendere in carico non solo le vittime ma anche eventualmente i persecutori». In ciascuna provincia opera inoltre una referente formata, che segue sia la catena dei referral sia il lavoro di rete con comuni e associazioni del territorio.

Ottanta Equity Defender tra i banchi

Il progetto ha già coinvolto oltre 800 studenti e decine di docenti in 17 scuole calabresi, dalle cui classi si sono autocandidati 80 "Equity Defender”. «Sono delle sentinelle dei diritti e contro le discriminazioni, che sono poi il sostrato dell'hate speech», spiega Colace, sottolineando che si tratta di volontari che seguiranno un percorso di capacitazione per relazionarsi sul tema con i coetanei. Parallelamente, oltre 30 docenti stanno completando un percorso analogo sull'alfabetizzazione digitale. «È un progetto dal basso, non vuole imporre nulla: sono i ragazzi – aggiunge – che ci stanno indirizzando su cosa fare e come fare», ricordando che gli studenti avranno voce in capitolo anche nella coalizione regionale multilivello.

La Calabria e l'invisibilità strutturale dell'odio

L’anonimato della rete contribuisce ad amplificare e alimentare i discorsi di odio e, in tal senso, i numeri presentati all'Unical dalla docente Giovanna Vingelli restituiscono un quadro eloquente. Oltre il 70% degli hate speeches avviene infatti online e la Calabria è descritta come caso di invisibilità strutturale. «I dati che vengono dall'Unar, l'Ufficio Nazionale Antidiscriminazione Razziale, ci dicono che più circa 72% dei discorsi d'odio passa dal digitale – precisa Colace – mentre il restante 28% si consuma nei luoghi di lavoro, a scuola e negli spazi pubblici».

Sull'apparente assenza della Calabria dalle mappature nazionali, la coordinatrice invita ad andare in profondità: «Non è vero che non esista il fenomeno in Calabria, è sottostimato». Le cause vanno cercate nella fragilità socio-economica del territorio, nel sommerso e nel lavoro nero sopra la media nazionale e in tassi di reati sentinella legati alla violenza di genere superiori alle medie italiane. «C'è una forte normalizzazione della discriminazione e forse una sfiducia nella denuncia istituzionale», conclude, individuando proprio in questi limiti strutturali la ragion d'essere del progetto Mythic.