Calabria, meno parti e mortalità neonatale sopra la media: i dati del CeDAP 2025
Nel 2025 rilevati 11.224 parti, circa il 10% in meno rispetto al 2023. Cesarei al 34,8%. Il dato sui decessi neonatali è riferito al 2023
Meno parti rispetto agli anni precedenti, un ricorso al taglio cesareo ancora superiore alla media italiana e un dato sulla mortalità neonatale che richiede attenzione, senza prestarsi a conclusioni automatiche sulle cause. È la fotografia della Calabria tracciata dal Rapporto CeDAP relativo al 2025, analizzato da Monica Zinno, presidente dell’Associazione Infanzia e Adolescenza “G. Rodari”.
Il Certificato di assistenza al parto raccoglie informazioni sanitarie, epidemiologiche e sociodemografiche sulla gravidanza, sul parto e sul neonato. Il Ministero della Salute lo definisce una delle fonti più ricche a livello nazionale per programmare le politiche sanitarie dedicate al percorso nascita, come spiegato nella scheda istituzionale sul CeDAP.
In due anni quasi 1.300 parti in meno
Nel 2025 in Calabria sono stati rilevati 11.224 parti. Erano 11.871 nel 2024 e 12.516 nel 2023.
In due anni la diminuzione è stata quindi di 1.292 parti, pari a poco più del 10%. Il dato regionale si inserisce nel generale declino demografico italiano, pur mantenendo alcuni indicatori relativamente più favorevoli rispetto alla media nazionale.
Il tasso di natalità calabrese è pari a 6,5 ogni mille abitanti, contro il 6 per mille rilevato complessivamente in Italia. Il numero medio di figli per donna raggiunge invece 1,19, rispetto all’1,14 nazionale.
Il Rapporto colloca Calabria, Campania e Sicilia tra le regioni meridionali nelle quali la natalità resta superiore alla media del Paese. Si tratta comunque di valori insufficienti a invertire il progressivo ridimensionamento delle nascite.
Mortalità neonatale, il dato calabrese è riferito al 2023
L’indicatore più delicato riguarda la mortalità neonatale, cioè i decessi avvenuti entro il primo mese di vita. È necessario precisare che questo dato non si riferisce al 2025, ma al 2023 ed è calcolato in base alla regione di residenza.
Per la Calabria il valore riportato è di 15,85 decessi ogni 10mila nati vivi, a fronte di una media italiana pari a 12,13. Il tasso regionale risulta quindi superiore di circa il 31% rispetto al dato nazionale.
Nel confronto territoriale la Calabria presenta uno dei valori più elevati del Paese: soltanto la Sicilia registra un dato superiore, mentre la Provincia autonoma di Trento si colloca sullo stesso livello.
La mortalità neonatale costituisce oltre il 75% di quella infantile. I decessi nei primi 28 giorni di vita sono generalmente associati a condizioni maturate durante la gravidanza o il parto e alla presenza di malformazioni congenite.
Il Rapporto non individua le cause del divario
Il dato statistico non consente, da solo, di attribuire la maggiore mortalità a carenze specifiche del sistema sanitario calabrese. Il Rapporto non individua infatti una causa univoca né stabilisce un collegamento diretto con la qualità dell’assistenza regionale.
Per comprendere le ragioni del divario sarebbero necessari approfondimenti sulla prematurità, sul peso alla nascita, sulle malformazioni congenite, sulle condizioni cliniche materne e neonatali e sull’organizzazione della rete perinatale.
La mortalità neonatale può inoltre risentire, soprattutto nei territori con un numero più contenuto di nascite, di variazioni annuali legate a pochi casi. Il valore resta comunque un indicatore da monitorare e approfondire attraverso dati clinici e organizzativi più dettagliati.
Tagli cesarei cinque punti sopra la media italiana
Nel 2025 il 34,8% dei parti avvenuti in Calabria è stato eseguito con taglio cesareo. La media italiana si ferma al 29,8%, con una differenza di cinque punti percentuali.
Negli ospedali pubblici calabresi il ricorso al cesareo è pari al 34,8%, mentre nelle strutture private accreditate si attesta al 33,3%.
Il Ministero rileva una graduale diminuzione dei parti chirurgici su scala nazionale, ma conferma la persistenza di forti differenze territoriali. Il dato, anche in questo caso, deve essere interpretato considerando le condizioni cliniche delle madri, la complessità delle gravidanze e le caratteristiche delle strutture.
Quasi tutti i parti avvengono negli ospedali pubblici
Il percorso nascita calabrese è affidato quasi interamente al sistema sanitario pubblico. Il 98,7% dei parti avviene infatti in strutture pubbliche, mentre soltanto l’1,3% viene registrato negli istituti privati accreditati.
Questa distribuzione rende centrale l’organizzazione della rete ospedaliera regionale, dalla gestione delle gravidanze a rischio fino all’assistenza neonatologica e al collegamento tra punti nascita e centri specialistici.
In Calabria vengono effettuate mediamente 7,3 ecografie per gravidanza, rispetto alle 5,8 della media nazionale. Nel 74,4% dei casi si registrano almeno sette controlli ecografici.
Zinno: «Dietro i numeri ci sono bambini e famiglie»
Secondo Monica Zinno, i dati devono essere letti evitando sia l’allarmismo sia la sottovalutazione delle criticità.
Il quadro presenta alcuni elementi relativamente positivi, come natalità e fecondità ancora superiori alla media italiana, ma anche aspetti sui quali concentrare l’attenzione: la diminuzione dei parti, il ricorso al cesareo e soprattutto la mortalità nel primo mese di vita.
«Dietro le statistiche non ci sono soltanto indicatori sanitari: ci sono vite, famiglie e un diritto alla nascita sicura che merita la massima attenzione», conclude la presidente dell’Associazione Infanzia e Adolescenza “G. Rodari”.