Paola piange la scomparsa di Pino Colizzi, la storica voce di Jack Nicholson
Il celebre attore e doppiatore che visse nella cittadina tirrenica è scomparso ieri a 88 anni. In lutto tutto il mondo del cinema che ne ha apprezzato le sue grandi doti
È morto a Roma a 88 anni Pino Colizzi, attore, doppiatore, direttore del doppiaggio. Una di quelle figure che non occupano la scena con il volto, ma con la voce. E la voce, nel cinema, è memoria collettiva. Colizzi era nato nella capitale nel 1937, ma visse da bambino a Paola, in Calabria. Non è un dettaglio ornamentale. Prima dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica, prima dei set e delle sale di doppiaggio, c’è stato un tratto di vita in provincia, in una città affacciata sul Tirreno, lontana dall’industria culturale romana.
Paola non è mai stata una bandiera esibita, ma una radice silenziosa. È lì che si forma il tempo lento dell’infanzia, il paesaggio umano che precede l’ambizione. E da lì parte una traiettoria che lo porterà a dare voce ad alcuni dei volti più iconici del cinema internazionale.
Per intere generazioni italiane, la voce di Colizzi è stata quella di Michael Douglas, con il suo registro teso e controllato; di Jack Nicholson, nei ruoli più corrosivi; di James Caan, indimenticabile come Sonny Corleone ne Il Padrino; di Richard Dreyfuss; di Omar Sharif. È stato la voce italiana di Christopher Reeve nei primi tre film di Superman, contribuendo a costruire l’immaginario dell’eroe sul grande schermo. Nel cinema d’animazione ha dato timbro e carattere al Robin Hood Disney del 1973 e a Charlie in “Anche i cani vanno in paradiso”.
Il doppiaggio, in Italia, non è un semplice adattamento tecnico: è riscrittura emotiva. Colizzi apparteneva a quella generazione di attori-doppiatori formati sul teatro, capaci di restituire non solo il suono, ma l’intenzione. La sua voce aveva una qualità calda ma disciplinata, capace di sostenere personaggi dominanti senza scivolare nell’enfasi. Non imponeva, aderiva. Ed è questa adesione che ha reso credibili, in italiano, volti che il pubblico percepiva come unitari.
Parallelamente, Colizzi è stato anche attore in cinema e televisione, presente in sceneggiati e produzioni che hanno segnato la storia della Rai. E ha lavorato come direttore del doppiaggio in titoli di grande rilievo, confermando una competenza non solo interpretativa ma strutturale, tecnica, registica.
La sua scomparsa non è soltanto la perdita di un professionista. È la fine di un modo di intendere il mestiere: rigore teatrale, misura, rispetto del testo e del personaggio. E dentro quella traiettoria, rimane anche il passaggio meno noto ma fondativo: l’infanzia a Paola, il segmento calabrese di una biografia che poi si è sviluppata nei centri nevralgici dello spettacolo italiano.