Patty’s Way, da Donnici al Bronx. Le sue lezioni di “cosenglish” hanno conquistato il web
Nata negli Usa da una famiglia partita dalla calabria negli anni Cinquanta, Patty Spadafora è tornata a Cosenza e ha trasformato il suo modo naturale di mescolare inglese, slang e dialetto in un format amatissimo sui social
Donnici e Bronx, una linea tratteggiata sulla rotta del sogno, del grande American Dream, anche se adesso quel mito sembra un po’ più opaco. Ma nel passato, quando si raccontavano meraviglie di quel Paese lontanissimo che conteneva nella sua Dichiarazione d’Indipendenza americana il diritto alla felicità, in tanti mettevano da parte i risparmi di una vita per imbarcarsi da Napoli o Genova, traversare l’Atlantico per due settimane e salutare come nuova casa la patria della Lady di rame con la fiamma in mano. Lady Liberty. Così anche la famiglia Spadafora lasciò Donnici negli anni Sessanta per mettere radici a New York, nella zona conosciuta come “The Real Little Italy”, cuore del Bronx.
Patty, nata negli USA come gli altri fratelli Spadafora, da qualche anno è tornata in Calabria, a Cosenza. È diventata una english teacher, insegna al Telesio e sui social è nota come Patty’s way. I suoi tormentoni: «Nata nel Bronx, ma sugn’i Cusenza» e: «Ancora cca sì? Follow me for more» sono le parentesi che racchiudono le sue brevi lezioni di cosenglish, gustosissime pillole in cui Patty insegna le espressioni americane più comuni, spiegandole e traducendole con il suo umorismo trascinante di madre bruzia.
«La vita nel Bronx? Difficile e meravigliosa»
I “goombah” di Arthur Avenue erano gli italiani del Bronx. «Un quartiere certo non facile – ci racconta Patty –. Quando a scuola, a ricreazione, tutti portavano come merenda il pancarré con il burro di noccioline e la marmellata, noi toglievamo fuori il pane con la frittata e tutti ci guardavano strani. Però era divertente». Quel distretto newyorchese che il cinema ha dipinto quasi sempre a tinte fosche, per tante famiglie italiane, è diventato invece una culla accogliente, una colonia del Belpaese in cui le due culture si sono fuse insieme senza perdere la propria identità, anche dal punto di vista linguistico.
«Sicuramente vivere nel Bronx ha avuto un impatto forte sulla mia crescita, sui miei gusti, la mia personalità, è un posto complicato in cui vivere ma anche un posto meraviglioso. Nel nostro quartiere, poi, si percepiva un forte senso di comunità. I miei genitori sono diventati ristoratori, ma nel Bronx era pieno di italiani che facevano i pizzaioli, i pasticceri, i parrucchieri, tante famiglie avevano fatto lo stesso percorso dei miei genitori. E poi c’eravamo noi figli, la first generation Italian American».
In casa e per strada, il dialetto cosentino era quasi una seconda lingua.
«Nel “nostro” Bronx tutti parlavano dialetto. Io oggi dico che parlo il cosentino meglio dell’italiano». Dopo le sorelle, nel 2010 è toccato a lei compiere quella che definisce una “reverse immigration”.
«Sono stata l’ultima a tornare in Italia. Mio fratello invece è rimasto negli Usa e porta avanti la parte newyorkese della famiglia». Ma i ritorni non sono sempre così facili e anche per Patty, che ha una personalità vulcanica e straripante, il periodo di assestamento non è stato molto semplice. «All’inizio qui non sapevo bene come organizzarmi. Tutti mi dicevano che ero brava a insegnare e così mi sono buttata nel mondo della scuola. Oggi sono professoressa qui a Cosenza e sono felicissima di come stanno andando le cose».
Patty’s Way vuol dire “alla maniera di Patty”, e l’inglese insegnato da lei è davvero molto particolare. Inglese, slang, dialetto cosentino e ironia si mescolano creando un format che strappa una risata ad ogni scroll. «Tutti mi dicevano: Patty, dai, fallo, butttai sui social. Io all’inizio non ci credevo. Poi ho iniziato ad accarezzare l’idea, ma non sapevo come fare, da dove cominciare».
Il progetto ha preso forma grazie anche al confronto con un amico che lavora nella comunicazione, Davide Imbrogno, che è stato capace di mettere ordine alla matassa di idee di Patty.
«Nel Bronx parliamo tanto slang e io conosco bene il dialetto cosentino. A casa nostra parlavamo proprio mescolando le due lingue: “vai sopra”, “go get quella cosa”, “come downstairs”. Per me è naturale».
La pagina di Patty sta crescendo di giorno in giorno e tra i suoi estimatori c’è anche Dario Brunori, che per Patty è come un fratello. «È un’amicizia la nostra che dura da oltre quarant’anni. Siamo grandi sostenitori l’uno dell’altro e felici delle cose belle che ci succedono. Abbiamo trascorso tutte le estati della nostra giovinezza sempre vicini, perché con i miei passavamo le vacanze a Guardia. Posso dire che siamo cresciuti insieme. Io ero per lui la ragazza newyorchese che ogni estate portava qualcosa di nuovo dalla grande America».
Patty oggi insegna come imparare l’inglese senza cadere in facili errori. «L’italiano che vuole parlare inglese deve semplificare quello che vuole dire. Voi avete una lingua ricchissima e quando traducete cercate di dire tante cose insieme. Ma in inglese non funziona così. Bisogna essere semplici, semplici, ancora più semplici».
Dietro i suoi reel c’è anche un obiettivo preciso. «Vorrei trasmettere a tutti la facilità con cui si può imparare l’inglese. L’italiano medio vede l’inglese come il Mount Everest, ma non è così».
New York resta per Patty casa, così come lo è Cosenza.
«Sono cresciuta lì e sono tornata qui quando avevo 35 anni, quindi una grande fetta della mia vita è stata New York. Mi manca, certo. Ma Cosenza è ugualmente casa mia. E oggi sento di essere nel posto giusto».