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01/04/2026 ore 17.22
Società

A Cosenza l’inclusione nasce in cucina con il progetto “I cinque sensi”

Dieci ragazzi e ragazze con disabilità coinvolti in un laboratorio promosso dall’associazione 3X21 i sogni di Saveria e finanziato con l’Otto per Mille della Chiesa Valdese

di Redazione

A Cosenza l’inclusione passa anche da una cucina, da un orto e da una marmellata preparata insieme. Si chiama “I cinque sensi” il progetto promosso dall’associazione “3X21 i sogni di Saveria”, pensato per favorire integrazione e autonomia di dieci ragazzi e ragazze con disabilità attraverso un laboratorio pratico che mette al centro il lavoro manuale, la relazione e il contatto con la natura.

L’iniziativa è finanziata con i fondi dell’Otto per Mille della Chiesa Valdese e punta a trasformare un’esperienza formativa in un’occasione concreta di crescita personale e, nelle intenzioni dell’associazione, anche di possibile inserimento lavorativo. A spiegare il senso del progetto è la presidente Teodolinda Capocasale, unica persona con Sindrome di Down in Italia alla guida di un’associazione. «Il nostro obiettivo – spiega la presidente Teodolinda Capocasale, unica persona con Sindrome di Down in Italia alla guida di un’associazione – è offrire una opportunità concreta di lavoro ai partecipanti, ma anche migliorare il loro benessere psicofisico attraverso l’attività manuale e il contatto con la natura».

Il laboratorio si svolge in una masseria di San Marco Argentano, dove i partecipanti, di età compresa tra i 18 e i 30 anni, vengono coinvolti in tutte le fasi del lavoro. Indossano grembiuli, usano attrezzi da cucina, raccolgono direttamente i prodotti dell’orto e la frutta dagli alberi e poi la lavorano insieme, accompagnati da un’equipe multidisciplinare composta da psicologo, educatore e cuoco.

Tra le attività realizzate finora c’è anche la preparazione e il confezionamento di marmellate di arance e limoni biologici, un passaggio che rende evidente il senso concreto del percorso: partire dalle materie prime, conoscerle, manipolarle e trasformarle in un prodotto finito. In questo modo i partecipanti non solo sperimentano competenze pratiche, ma imparano anche ad acquisire maggiore sicurezza nelle proprie capacità.

L’esperienza ha permesso ai ragazzi e alle ragazze coinvolti di mettersi alla prova con ingredienti, strumenti e tecniche di lavorazione degli alimenti, imparando a utilizzare gli utensili, ad ampliare il proprio vocabolario con termini tecnici e a seguire le diverse fasi della preparazione. Il laboratorio, però, non viene raccontato soltanto come un’attività didattica, ma anche come un’occasione di benessere e di felicità condivisa.

Secondo l’associazione, infatti, l’arte della cucina si è rivelata uno strumento capace di stimolare il benessere psicofisico dei partecipanti, offrendo loro un contesto in cui sentirsi coinvolti, valorizzati e parte attiva di un processo produttivo. L’inclusione, in questo caso, prende forma attraverso gesti semplici ma profondi, che uniscono autonomia, relazione e dignità.

Capocasale insiste proprio su questo punto, collegando le competenze acquisite alla prospettiva di un futuro inserimento lavorativo. «Ci auguriamo che le nuove competenze acquisite – sottolinea Capocasale – possano rappresentare per i nostri ragazzi un’opportunità importante di inserimento nel mondo del lavoro; noi ce la stiamo mettendo tutta per costruire una comunità più inclusiva e a misura di tutti».