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22/06/2026 ore 06.30
Società

Provincia di Cosenza, il gigante frenato da infrastrutture vecchie o inesistenti

I mancati interventi su strade, ferrovie e collegamenti interni bloccano lo sviluppo di metà Calabria. E pensare potrebbe essere la locomotiva di larga parte del Mezzogiorno

di Battista Bruno

La provincia di Cosenza rappresenta quasi la metà dell’intero territorio calabrese. Una delle province più estese d’Italia che, per dimensioni, risorse naturali, posizione geografica e potenzialità economiche, potrebbe essere il vero motore non solo della Calabria, ma di una larga parte del Mezzogiorno.

Eppure continua a scontare un grave ritardo infrastrutturale. Strade, ferrovie e collegamenti insufficienti stanno frenando la crescita di un territorio straordinariamente ricco e diversificato, dove mare, montagna, colline, aree urbane e borghi storici si integrano in un patrimonio unico che avrebbe bisogno di reti moderne ed efficienti.

Il caso più evidente è quello della Strada Statale 18 Tirrena Inferiore. Durante la stagione estiva viene letteralmente presa d’assalto da centinaia di migliaia di turisti e vacanzieri che raggiungono le località della costa tirrenica cosentina. Eppure questa arteria strategica continua a presentare caratteristiche ormai superate, con livelli di traffico spesso insostenibili e condizioni di sicurezza che destano preoccupazione. Una strada fondamentale per l’economia turistica del territorio che appare ancora ferma a logiche del secolo scorso.

Non meno problematico è il quadro lungo la Statale 106 Jonica. Negli ultimi anni sono stati avviati diversi interventi, ma i ritardi accumulati restano enormi, soprattutto in alcuni tratti cruciali. Una situazione ancora più grave se si considera che lungo questo asse si sviluppa uno dei poli urbani più importanti della Calabria, quello di Corigliano-Rossano.

A ciò si aggiunge il grave deficit del sistema ferroviario ionico. La linea continua a essere a binario unico, con tempi di percorrenza e standard di servizio che sembrano appartenere a un’altra epoca. Da decenni governi nazionali e regionali promettono per la fascia ionica investimenti e modernizzazione, ma i risultati ottenuti finora sono stati limitati e troppo lenti rispetto alle esigenze del territorio. Quanto dovranno ancora attendere cittadini, imprese e amministrazioni locali per vedere riconosciuto il diritto a infrastrutture moderne e adeguate?

Un altro nodo strategico riguarda la Statale 107 Silana-Crotonese, che collega Paola a Crotone attraversando il cuore della Sila e unendo il Tirreno allo Ionio. Pur beneficiando di una costante attenzione manutentiva da parte dell’Anas, questa infrastruttura mostra ormai i segni del tempo. Entrata in funzione all’inizio degli anni Settanta, necessita oggi di un profondo ammodernamento.

Celico, un ponte tutto nuovo: 35 milioni per superare e poi abbattere il Cannavino esistente | FOTO

Particolarmente critico resta il tratto che attraversa l’area presilana, dove il Ponte di Celico continua a rappresentare un punto vulnerabile sia sotto il profilo della sicurezza sia sotto quello della fluidità del traffico: c’è attesa per capire tempi e modalità di investimento dei 35 milioni stanziati da Anas. I flussi veicolari sono in costante aumento e i rallentamenti diventano frequenti, soprattutto in prossimità di Cosenza. Anche lungo questa arteria il numero degli incidenti resta elevato. La 107 è molto più di una semplice strada di collegamento: è una dorsale fondamentale per il turismo, per l’economia e per l’integrazione territoriale dell’intera provincia.

Lo stesso discorso vale per la rete delle strade provinciali. La riforma che ha svuotato le Province di risorse e competenze ha avuto effetti particolarmente pesanti in un territorio vastissimo come quello cosentino. Oggi l’ente provinciale fatica a garantire perfino la manutenzione ordinaria. Numerose arterie che collegano centri importanti versano in condizioni precarie. In alcuni casi la sicurezza non è più garantita; in altri, frane e interruzioni persistono da anni senza che si riesca a intervenire in modo risolutivo.

Le conseguenze sono particolarmente gravi per i piccoli comuni e per i borghi dell’interno. L’isolamento cresce, i servizi diventano più difficili da raggiungere e aumenta il senso di abbandono che alimenta lo spopolamento di molti dei 150 comuni della provincia. La questione infrastrutturale della provincia di Cosenza non riguarda soltanto strade e ferrovie. Riguarda il diritto allo sviluppo, alla mobilità, agli investimenti e alla permanenza delle giovani generazioni sul territorio.

Per troppo tempo si è parlato di opere da realizzare. Oggi non è più il tempo delle promesse. È il tempo delle decisioni. Perché una provincia che rappresenta quasi metà della Calabria non può continuare ad aspettare