Il Collettivo Unical “Aula studio liberata” contro il reddito di merito: «È una misura classista»
La realtà dell’Ateneo calabrese spiega i motivi della contestazione alla misura del Governatore Occhiuto: «Chi non ha alle spalle una realtà familiare solida non può permettersi di pensare solo allo studio»
C’è chi dice no. Fa discutere e non poco il reddito di merito proposto dal presidente Roberto Occhiuto, che prevede una borsa di studio regionale da 500 a 1000 euro per gli studenti universitari degli Atenei calabresi con una media fra il 27 e il 30. Un’iniziativa che però non riscuote successo fra tutto il corpo studentesco, almeno all’Unical, dove il Collettivo “Aula studio liberata” sottolinea le problematiche dell’idea arrivata dalla Cittadella. Questo perché, spiega Anastasia Bianco, «si tratta di una misura fortemente classista». Una contestazione avanzata anche da Sinistra Italiana.
Occhiuto lancia il “reddito di merito”: mille euro al mese per chi studia in Calabria«Le problematiche di questa iniziativa sono molteplici, ma la più evidente – spiega Bianco – è che il merito non è un dato individuale e neutro così come lo vogliono far sembrare, ma ha alle spalle tutta una serie di vantaggi e svantaggi che derivano sia dalla formazione avuta sia dal contesto sociale da cui ogni studentessa o studente proviene». Il casus belli, insomma, riguarda l’aver messo sullo stesso piano tutti coloro che affollano i banchi delle Università calabresi senza distinzione di reddito familiare, come avviene per esempio per le borse di studio erogate.
L’attacco del Collettivo: «Chi viene da contesti difficoltosi non pensa solo allo studio»
La mancata richiesta dell’ISEE come punto di scontro, dunque. Il rischio, spiegano dai cubi dell’Unical, è quello di una manovra che aiuta chi è già avvantaggiato e getta in difficoltà chi già si trova in condizioni non privilegiate. E Anastasia Bianco spiega ancora più nello specifico le ragioni che hanno portato il Collettivo a contestare la misura di Occhiuto: «Le studentesse e gli studenti – spiega – che hanno alle loro spalle famiglie svantaggiate o situazioni che li portano a non poter dedicare l’intero impegno allo studio si ritroveranno in situazione sempre peggiore rispetto a coloro i quali, invece, partono da una base sociale o familiare che possa sostenerli in tutto e per tutto».
Dalla marcia dei 35mila alla rassegnazione: così la Calabria ha perso fiducia nella politica e nel futuroBianco poi va all’attacco del presidente di Regione: «Siamo una regione che ha tanto da fare dal punto di vista della parità del diritto allo studio, ci sono tante manovre che dovrebbero venire prima del reddito di merito. Penso – prosegue – alla questione del caro affitti, con gli appartamenti che sono sempre più un salasso, o a quella relativa ai trasporti, che vogliamo capillari e diffusi anche nelle periferie». La misura del reddito di merito, insomma, non riscuote successo ovunque. O almeno: fra le aule delle università calabresi, c’è anche chi dice no.