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23/04/2026 ore 16.47
Società

Reddito di merito, uno studente calabrese contesta i criteri: «Così si creano disuguaglianze»

Lettera di un giovane studente al Presidente Occhiuto e al Rettore: il modello basato sulla media assoluta penalizza intere aree di studio

di Carlo Mascherpa*

Gentile Presidente, Magnifico Rettore,

mi presento, sono un ragazzo di 22 anni, residente nel comune di Rende (CS) che ormai da circa 4 anni studia giurisprudenza presso l’Università degli studi di Trento, dove oggi sono rappresentante degli studenti in Consiglio di facoltà e nel Gruppo di Riesame del corso di studi di giurisprudenza.

Vi scrivo per condividere una breve riflessione sul c.d. “Reddito di Merito” di cui tanto si sente parlare in questi giorni in tutto il Paese: salutando sempre con favore misure che puntano ad investire sull’istruzione, premiare il merito e mitigare il fenomeno dell’esodo universitario o drenaggio di talenti, non posso però esimermi dal cercare di dare il mio contributo in chiave di critica costruttiva per accendere un dibattito pubblico sul merito e sul sistema di funzionamento da adoperarsi per individuare cosa esso sia.

Restringendo il campo al “merito universitario”, che sottolineo fin da subito essere solo uno dei volti del Merito in senso ampio, rilevo che l’attuale sistema congegnato per l’erogazione dell’indennità mensile non sia il più idoneo a riconoscere il Merito, neppure quello “ristretto” al solo merito universitario.

L’individuazione dell’importo dell’indennità in base alla media ponderata “in assoluto”, rischia in questo senso di allontanarci più che di avvicinarci al concetto di Merito, che va saputo valorizzare anche nella sua forte componente relativistica. Indagando all’uopo i dati forniti dal Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea della XXVII Indagine (2025), riferiti a campioni del 2024, nella Regione Calabria e disponibili al link notiamo fin da subito come la media del voto di laurea oscilli notevolmente tra le varie “aree disciplinari”: chiarisce l’indagine la voce “RIUSCITA NEGLI STUDI UNIVERSITARI” ove rileviamo che, ad esempio, i laureati in area disciplinare “Artistica, Letteraria ed Educazione” conseguono il titolo con una media di 105.2/110 e l’area presenta un tasso di studenti “in corso” del 65.5%, mentre i laureati in area disciplinare “STEM” conseguono il titolo con una media di 100.6/110 e l’area presenta un tasso di studenti “in corso” del 38.7%.

Nel mio procedere, dalla media del voto di laurea disponibile (tenendo opportunamente conto dei punti assegnati dalla commissione di laurea all’elaborato ed eventuali punti extra) possiamo inferire in una forbice più o meno ampia la media dei voti ponderata, che unitamente a un requisito di CFU minimi conseguiti sarà il criterio principe per determinare l’an ed il quantum dell’indennità, allo stato attuale del progetto di riforma.

Le nozioni statistiche da sole non hanno un significato, e riconosco che lo assumono in base alla lettura che ne si vuole dare, quindi propongo a Voi la mia: - Il c.d. merito universitario nella nostra Regione, può essere determinato in modo uguale per queste due aree disciplinari? - Non è forse già un’eccellenza un ragazzo che, nella sua area disciplinare o nel suo corso di studio supera abbondantemente la media dei voti ponderata nella Regione ma non raggiunge le soglie del 27-28-29/30 previste ad oggi nel progetto di riforma? - Ancora, è forse un’eccellenza un ragazzo che, nella sua area disciplinare o nel suo corso di studio, riporta una media dei voti ponderata completamente in linea con quella della generalità dei suoi colleghi, anche se raggiunge le soglie previste ad oggi? - Non c’è forse il concreto rischio di creare forti diseguaglianze con un sistema che valuta la media dei voti ponderata in assoluto tra aree disciplinari e corsi di studio se l’obiettivo per alcuni è poco più della media generale (o la media generale stessa), mentre per altri sembra una chimera?

Per premiare il merito ritengo che serva un percorso ragionato che valorizzi gli studi di ciascun ragazzo, un procedere cauto e riflessivo: Presidente, oggi il futuro della nostra Regione è nelle Sue prudenti mani e la differenza tra una riforma che possa ispirare il sistema universitario dell’intera nazione e l’ennesimo provvedimento infruttuoso sul tema è proprio qui, nei dettagli. “Merito” non può essere chiedere a chiunque di superare lo stesso ostacolo sulla terraferma se alcuni nuotano ed altri corrono: merito è permettere a chi nuota di nuotare e a chi corre di correre, semplicemente riconoscendogli di essere stati più valenti di quelli che condividono il loro stesso percorso.

Per concludere, ritengo urgente rivedere il criterio per individuare la soglia del merito ancorandolo a parametri relativi ma veritieri, come la Media dei voti ponderata per “area disciplinare” o preferibilmente per “corso di studi”, dati che le Università già possiedono e che, se inclusi nell’equazione, potrebbero permettere la realizzazione di un qualcosa che quanto più si avvicina al Merito pieno. 

*studente