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06/07/2026 ore 14.00
Società

Reggio Calabria guarda ai grandi live e lancia Ultimo, Cosenza resta fuori dal giro: il San Vito dei big è ormai un ricordo

Al Granillo si lavora per riportare i big a partire dal cantante che ha fatto un pieno da record a Tor Vergata, mentre il progetto del nuovo impianto rossoblù riserva agli eventi una piccola cavea per la musica

di Alessia Principe

Tempo d’estate, tempo di concerti e di migrazione musicale. Da Cosenza, in tantissimi, con bandana d’ordinanza e look anni ’90, sono partiti alla volta di Messina e Bari per assistere al grande concerto di Max Pezzali negli stadi di appartenenza. Vasco Rossi ha infiammato Ferrara e Udine, Ligabue ed Eros Ramazzotti hanno continuato a contendere il pubblico alla new generation guidata da Ultimo e soci, mentre una lunga teoria di artisti internazionali richiama fan da tutta Italia che, nonostante il caldo asfissiante, macinano centinaia di chilometri pur di assistere ai loro show.

La città dei Bruzi attende i Litfiba, in programma all’Arena Rendano alla fine di luglio, e la lunga serie di concerti che animeranno la costa tirrenica. Ma di live da stadio non c’è traccia. Il "Marulla", al centro del turbillon calcistico legato alla telenovela guarasciana, più longeva di "Beautiful", è oggi un cantiere aperto per i lavori che dovrebbero portare a un restyling da oltre sette milioni di euro. Forse.

Il nuovo “San Vito-Marulla” tra modernità e appartenenza: la sfida di uno stadio che dovrà essere della gente

Nel progetto presentato lo scorso 25 ottobre uno spazio è stato comunque riservato alla musica. Più che uno spazio, però, un angolo angusto: sulla carta una piccola cavea ricavata davanti all’attuale Curva Sud e destinata a ospitare eventi. Troppo poco per immaginare il ritorno dei grandi concerti che, come sanno i promoter, hanno bisogno di ampi spazi e per ampi spazi si intendono almeno 25/30mila posti.

Perfino la Juventus, proprietaria dell'Allianz Stadium, ha deciso di aprire il proprio impianto ai grandi eventi musicali, trasformando i concerti in un vero e proprio asset economico. Nell'estate 2026 il calendario è ricchissimo: sul palco hanno trovato i riflettori accesi Tiziano Ferro, Max Pezzali, Ligabue, Eros Ramazzotti, Sfera Ebbasta e i Modà. Il prato è stato semplicemente protetto con le tradizionali coperture utilizzate in tutti i grandi stadi europei e poi sottoposto alla normale manutenzione prima della ripresa del campionato. È la dimostrazione che calcio e grandi concerti possono convivere, generando nuove entrate per le società e un importante indotto per le città. Mentre in tutta Italia si torna a investire sugli stadi come spazi multifunzionali, Cosenza continua invece a restare ai margini dei grandi tour nazionali.

Al "Marulla", almeno per ora, i big della musica non torneranno e chissà se accadrà mai. A Reggio Calabria, invece, lo scenario potrebbe cambiare. Il sindaco Cannizzaro ha raccolto la proposta del promoter Ruggero Pegna, che ha annunciato di essere al lavoro per riportare i grandi live allo stadio Oreste Granillo. E proprio poco fa il sindaco reggino ha annunciato che arriverà il fenomeno Ultimo e nell’organizzazione logistica ci sono anche i cosentini Alfredo De Luca e Luca Pezzi. E a quanto pare il live potrebbe trasformarsi in un doppio live. Cosenza, invece, resta col cerino in mano. Eppure è una città che, fino a non molti anni fa, rappresentava una tappa fissa dei tour più importanti.
 

Al San Vito il 20 luglio del 2006 arrivarono in cinquemila per ascoltare Bob Dylan che attaccò con “Maggie’s farm” uno dei suoi rari live a queste latitudini. Il 6 luglio 2003 i Deep Purple inaugurarono l’estate col saluto, agli ottomila fan, di Ian Paice che diede segno alla band di cominciare con “Highway Star”. Ci fu anche il caso di Sting che il 17 luglio 1993, a Cosenza ripiegò in modo rocambolesco, dopo il caos scoppiato a Catanzaro quando il suo concerto venne cancellato (e la notizia fece il giro del mondo) dall’allora questore Carnevale perché – così disse il cantante in una conferenza stampa – nell’ordinanza emergeva che i suoi testi potevano istigare alla violenza. Baglioni riempì lo stadio due volte, nel 1986 e nel 2004, Venditti bissò. Passarono da lì anche Ligabue ed Eros Ramazzotti e lo splendido concerto tappa zero di Vasco Rossi che tornò due volte.

Qualche anno fa arrivò lo stop (Zucchero nel 2011 fu l’ultimo a calcare l’erba dello stadio), legato ad esigenze di mantenimento del manto erboso. Lo stadio è per il calcio, dissero, e le spese da sostenere per il ripristino dopo i live, non sostenibili (non a Cosenza almeno, altrove sì). In mancanza di strutture adeguate, come Palazzetti, i live vennero relegati dove si poteva. Ma, di fatto, Cosenza venne segata via dai circuiti dei big. 

Oggi, osservando il progetto del nuovo stadio, se mai vedrà la luce, è difficile non provare un senso di sconforto specie guardando altre città calabresi come Reggio pronte a riorganizzarsi. La musica a Cosenza verrà relegata in uno spazio residuale, quasi un contentino, come se quei circa seimila posti potessero davvero riportare in città gli artisti che, nell’epoca d’oro del San Vito, contribuirono a scrivere una delle pagine più importanti della sua storia musicale.