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04/11/2026 ore 06.30
Società

Rendano, da undici anni orfano dei fondi per i teatri di tradizione. La clamorosa bocciatura del 2025

Dietro il dibattito sulla stagione lirica c’è una storia di finanziamenti perduti e tentativi di rilancio. Nel 2025 il Ministero ha respinto il progetto del Comune di Cosenza per i Teatri di Tradizione macinando appena 8,5 punti su 35

di Alessia Principe

Una stagione appena all’ouverture e già incandescente a giudicare dal fuoco incrociato che infiamma i social. La miccia accesa dalla parlamentare Simona Loizzo ha scatenato una polemica a colpi di post tra la leghista cosentina, la consigliera delegata Antonietta Cozza e l'ex sindaca di Cosenza Eva Catizone. Il casus belli? Il balletto ispirato al Barbiere di Siviglia che a giudicare dalle presenze è stato un flop.

A difendere i bastioni del Comune, la consigliera delegata Antonietta Cozza, che in due post fiume ha replicato chiamando in causa anche le amministrazioni precedenti, le stagioni annunciate e mai realizzate e i finanziamenti ministeriali perduti e riconquistati.

Ma alla storia manca un capitolo piuttosto recente: quello del 2025, quando il progetto presentato dal Comune per riportare il Rendano tra i beneficiari dei fondi riservati ai Teatri di Tradizione venne clamorosamente bocciato dalla Commissione ministeriale. E con un punteggio che lascia poco spazio alle interpretazioni. Ci torneremo tra poco.

La vera domanda, dunque, va ben oltre il successo o l’insuccesso di uno spettacolo: perché il Rendano, pur conservando il riconoscimento di Teatro di Tradizione, non riesce più ad accedere ai finanziamenti ministeriali riservati a questa categoria?

La differenza tra i due finanziamenti

Per comprendere la questione bisogna entrare nel meccanismo del Fondo nazionale per lo spettacolo dal vivo, un tempo FUS, che sostiene le attività musicali attraverso differenti categorie di finanziamento.

Da una parte ci sono i finanziamenti per i Teatri di Tradizione riconosciuti dalla legge 800 del 1967, chiamati a svolgere una funzione stabile di produzione e diffusione dell'opera lirica. Dall'altra i finanziamenti per le attività liriche ordinarie che ogni tipo di teatro può richiedere, destinate a progetti con requisiti produttivi meno impegnativi.

I Teatri di Tradizione devono garantire una programmazione più consistente (almeno 3 spettacoli lirici e il 60% di quota lirica in programma), un maggior numero di recite (almeno 8), un significativo impiego di personale artistico e tecnico (almeno 2000 giornate lavorative e un minimo di 45 professori in orchestra), una struttura produttiva adeguata e un sostegno economico degli enti territoriali (almeno il 40% di cofinanziamento sul contributo). Un rigore che paga non solo in termini di prestigio, ma di argent.

Accedere a contributi per i Teatri di tradizione significa aspirare a somme sensibilmente superiori a quelli generalmente assegnate alle attività liriche ordinarie. Nel 2015 il Rendano, ad esempio, come Teatro di Tradizione, ottenne circa 160.600 euro; nel 2018, come attività lirica ordinaria, il contributo fu inizialmente di 78.000 euro, successivamente incrementato a circa 89.000.

Dunque perché Cosenza da anni è fuori da questi fondi? 

Dalle grandi produzioni alla stagione lirica mancata

Facciamo solo un piccolo passo indietro. Per ritrovare il Rendano nella sua stagione di maggiore splendore produttivo bisogna guardare indietro di decenni.

Il teatro cosentino, riconosciuto come Teatro di Tradizione, aveva costruito soprattutto dagli anni Ottanta una propria identità attraverso produzioni e coproduzioni, collaborazioni con importanti istituzioni musicali e una programmazione che affiancava alla lirica anche prosa e altri generi.

Durante l'amministrazione Catizone, dal 2002 al 2006, il Rendano conobbe stagioni di forte partecipazione. Nel 2003 arrivò un finanziamento regionale di oltre 500.000 euro e andò in scena il Don Giovanni di Mozart con la regia di Mario Martone. Nel 2005 oltre il 90 per cento degli abbonati alla lirica rinnovò la propria sottoscrizione. Ai botteghini c’era la fila per assicurarsi i biglietti in anticipo, il teatro era sempre pieno e le prime erano un vero e proprio fenomeno di costume di cui tutta la città parlava per giorni.

Nel 2011, con l'amministrazione Perugini, arrivò Telesio, l'opera di Battiato e Sgalambro dedicata al filosofo cosentino, con una messinscena che utilizzava tecnologie olografiche. Fu l’acme dopo il quale cominciò la discesa.

Nel 2015, durante l'amministrazione Occhiuto, il Rendano ricevette ancora contributi come Teatro di Tradizione, ma furono gli ultimi. Nel 2016 e nel 2017 ci fu il buio. Nel 2018 il Comune ottenne i fondi (89mila euro), ma solo attraverso il canale della lirica ordinaria. Fu annunciata una stagione che comprendeva Rigoletto e La traviata, con scenografie multimediali e collaborazioni internazionali. Ma delle due opere non si vide neppure l’ombra. Il motivo? I costi troppo elevati della lirica e la previsione di incassi insufficienti al botteghino. Questa, almeno, la spiegazione fornita dall'allora sindaco Mario Occhiuto in risposta a un'interrogazione consiliare del Partito Democratico.

Il 2022: il dissesto e la scelta della lirica ordinaria

Con l'arrivo dell'amministrazione di Franz Caruso, nel 2021, il Comune avviò un nuovo percorso per ricostruire la stagione lirica. Nel 2022 il Rendano tornò a ottenere finanziamenti ministeriali, ma ancora una volta attraverso l'articolo 20, quello delle attività liriche ordinarie. Il contributo fu di 90mila euro.

Il Comune era in dissesto e, secondo le spiegazioni emerse nel dibattito politico dell'epoca, non poteva garantire il cofinanziamento richiesto dai fondi come Teatro di tradizione e assicurare gli impegni produttivi necessari per accedere alla categoria superiore. Bisognava, insomma, accontentarsi in attesa di tempi migliori.

Nello stesso periodo nacque l'Orchestra Sinfonica Brutia, ammessa a una distinta linea di finanziamento ministeriale. Il Rendano tornò a proporre una stagione lirica con due titoli, Rigoletto di Verdi, produzione del teatro, e Don Pasquale di Donizetti, coprodotto con l'associazione XXI Secolo di Viterbo: quattro furono le rappresentazioni complessive. Un ritorno all'opera, dunque, ma con una dimensione produttiva distante da quelli richiesti per accedere ai finanziamenti riservati ai Teatri di Tradizione.

Il 2025: il tentativo di ritorno e la bocciatura ministeriale

E arriviamo alla svolta, o almeno al tentativo di svolta, nel febbraio 2025. Il Comune di Cosenza, ormai fuori dalle rapide del dissesto, decide questa volta di mettersi sulla rotta del mare grosso e prova ad accedere ai finanziamenti riservati ai Teatri di Tradizione, disciplinati dall'articolo 17 del nuovo decreto ministeriale. La giunta Caruso approva il progetto triennale 2025-2027, affidandone la direzione artistica a Chiara Giordano e subordinandola – come riportato dai comunicati stampa ufficiali – all’esito positivo della candidatura ai finanziamenti per i Teatri di Tradizione. 

Per la sola annualità 2025 il progetto prevedeva un investimento complessivo di 340.000 euro, di cui 180.000 a carico del Comune.

Cosenza prova così a recuperare quella collocazione ministeriale e rilanciare la lirica, ma le speranze si infrangono contro la decisione della Commissione consultiva per la Musica, che boccia sonoramente il progetto.

Il 19 giugno 2025 il Ministero della Cultura pubblica gli esiti delle valutazioni. La candidatura del Comune di Cosenza viene respinta per il mancato raggiungimento della soglia minima di qualità artistica. Il punteggio complessivo è di appena 8,5 punti su 35. Per essere ammessi ne occorrevano almeno 10. 

Alla qualità della direzione artistica viene assegnato 1 punto su 4. Alla qualità professionale degli artisti e delle formazioni 2 punti su 10. Alla qualità artistica, all'innovazione del progetto e alle modalità realizzative 2 punti su 11.

La ricerca, la formazione e lo sviluppo del pubblico ottengono 2 punti su 5. La continuità e l'affidabilità gestionale 1 punto su 2. Infine, alle collaborazioni e alle reti culturali nazionali e internazionali viene attribuito appena mezzo punto su 3.

È soprattutto il giudizio sulla qualità e sull'innovazione artistica a richiamare l'attenzione: due punti sugli undici disponibili.

Il Ministero consente comunque al Comune di ripresentare la candidatura nell'ambito delle attività liriche ordinarie più d’un gradino sotto le aspettative. L'amministrazione ottiene questa volta l’ammissione al finanziamento macinando 14 punti su 35, superando la soglia minima di soli 4 punti.

Quando il Rendano si riprenderà la scena che conta?

Al di là delle poltrone vuote, che possono comparire anche nelle stagioni migliori, resta allora la questione di fondo: il Rendano continua a fregiarsi del titolo di Teatro di Tradizione, ma da oltre un decennio non riesce a recuperare stabilmente i finanziamenti legati a quel riconoscimento. Nel 2025 ci ha riprovato, senza superare l'esame ministeriale. E allora la domanda non è soltanto quando Cosenza riuscirà a far brillare nuovamente il suo teatro, ma quale progetto culturale e produttivo intenda costruire per restituire sostanza a una tradizione che, per ora, sopravvive soprattutto nel nome.