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31/05/2026 ore 10.10
Società

Stefano Reda porta l’artigianato di nicchia nel centro storico di Rende con Ar.Me.Cal: «Sarà l’hub dei maestri d’arte»

Figlio d'arte e giovane artigiano, il calzolaio di Roges vuole trasformare Palazzo Vercillo Martino in un presidio di qualità: «L’idea per me è l’esperienza, ormai si fa tutto con un click». A fine giugno l’inaugurazione

di Paolo Mazza

C'è un filo sottile che unisce un paio di scarpe cucite a mano a un palazzo antico nel cuore di Rende, e quel filo si chiama memoria. La memoria di un padre che non c'è più, di un cassetto rimasto chiuso per anni, di alcuni mestieri che rischiano di sparire insieme agli ultimi uomini capaci di praticarlo. Stefano Reda, calzolaio, presidente dell'associazione Ar.Me.Cal – Arti e Mestieri Calabresi – e titolare della Bottega Reda a Roges, quel cassetto lo ha finalmente aperto. E quello che ne è venuto fuori è molto più di un progetto culturale.

«Se andiamo a ritroso, era un progetto di mio padre negli anni Novanta - racconta Stefano Reda -. Voleva fare un museo sulle scarpe, un'associazione culturale sulla calzatura. Quel suo sogno non si è mai concretizzato. Mio padre non c'è più da cinque anni, e io, quando mi sono sentito pronto, ho aperto quel cassetto e ho iniziato a concretizzare queste cose».

Il risultato si chiama Ar.Me.Cal, nata in seno a FederTerziario come associazione di categoria. Reda ne è il presidente, affiancato da altri due soci, con la federazione a curare la parte fiscale alle sue spalle. E a breve l’associazione avrà anche una casa. 

Un palazzo antico, un hub di artigiani

Il Comune di Rende ha risposto alla proposta con una concessione: il primo piano di Palazzo Vercillo Martino, sotto il Castello, circa duecento metri quadrati con un giardino esterno. È lì che, a partire dall'inaugurazione prevista a fine giugno, prenderà forma qualcosa di difficile da etichettare con una sola parola.

«La struttura sarà divisa in museo, bottega e scuola», spiega l’artigiano. «Tutta la struttura sarà piena di pezzi da museo: macchine da cucire antiche, attrezzi del liutaio, di chi fa vestiti, camicie, cravatte. È un vero e proprio hub di artigiani». Nella zona bottega, inoltre, ci saranno postazioni di lavoro per chi vuole creare sul posto.

Nello spazio espositivo, i prodotti degli artigiani selezionati – nessuna bigiotteria, nessun articolo industriale – presentati al pubblico senza vendita diretta, perché l'associazione è senza scopo di lucro. «Non sarà un'esposizione di prodotti di basso costo o industriali – precisa -, l'idea è del fatto a mano. Ho selezionato solo chi ha determinati requisiti».

Tra questi c'è lo stesso Reda, con il suo marchio TR – intestato al padre, come atto d'amore postumo – che esporrà le sue scarpe su misura e le cinture abbinate. La vendita resterà nella bottega di Roges, mentre al centro storico si va per vedere, toccare, capire. «L'idea è l'esperienza», dice. «Tu dovresti essere disposto a prenderti un'ora, venire a Rende Paese, guardare il panorama, entrare nell'associazione, sederti, scegliere il modello della scarpa, spiegarmi perché la vuoi. Questa è la diversità rispetto al click online».

Nel giardino, d'estate, eventi serali con degustazioni di vini, birre e liquori artigianali calabresi. Tour operator internazionali già contattati per portare gruppi stranieri. E per chi acquista a distanza, la formula del su misura funziona comunque: «Il maestro camiciaio, ad esempio, lavora a Cosenza, ma può prenderti la misura e poi in un secondo momento spedirti il prodotto finale».

I giovani, le scuole e il futuro dei mestieri

La parte più ambiziosa del progetto riguarda chi ancora non sa di averne bisogno: i giovani. Le scuole medie e superiori sono già nel mirino di Reda, che in passato è stato più volte invitato a presentare la propria attività nelle classi. Ora l'obiettivo è invertire il flusso: non più l'artigiano che va nelle scuole, ma le scuole che vengono in associazione. In tal sensio, annuncia: «Ho intenzione di fare dei progetti come l’alternanza scuola-lavoro, in modo da includere ancora meglio le scuole».

Sono poi previsti convegni con l'Unical, con la banca BCC Mediocrati – sponsor e partner dell'iniziativa – e con FederTerziario, su temi come l'apertura di nuove imprese artigianali: «Io come artigiano racconto la mia esperienza – precisa – dato che ho aperto la partita IVA a diciotto anni, e posso dire i pro e i contro, le sfide che ci sono nell'ambito artigianale».

Perché le sfide non mancano e Stefano Reda non le nasconde. «C'è un problema culturale sui mestieri», dice senza giri di parole, citando anche chi ha osservato che oggi alcuni lavori artigianali «sono per ricchi» – e non ha torto, aggiunge lui, visti i costi crescenti e una pressione fiscale che definisce «a livelli estremi». La soluzione che propone guarda alla Francia, dove è stato introdotto un cashback del cinquanta per cento sui servizi di riparazione – calzolerie, lavanderie, altri mestieri simili. «In Italia non lo so se ci arriveremo mai, però in Francia intanto l'hanno fatto».

La risposta, nel frattempo, è quella di concentrarsi sul «poco ma buono»: pochi clienti disposti a spendere per qualcosa che dura una vita, in una regione che non è il Nord ma ha le sue nicchie di qualità. E ricostruire, mattone su mattone, quell'esperienza di bottega che si stava perdendo. «Mio padre era molto accogliente, parli due o tre minuti, lasci le scarpe e te ne vai. Si è perso il contatto umano – riflette –. E noi stiamo cercando di riportarlo».