Referendum del 22-23 marzo, a Rende seminario sulla riforma Csm: «Non cambia l’equilibrio dei poteri»
La Federazione Riformista avvia un ciclo di incontri su politica e governance. Caterini (Unical) spiega i profili costituzionali: «Intervento di razionalizzazione, non una rivoluzione»
Un incontro di approfondimento per arrivare al voto “con consapevolezza”, mettendo al centro i profili costituzionali e legislativi della riforma. È il senso del “Seminario sul referendum del 22 e 23 marzo – Profili costituzionali e legislativi” che si è svolto nella sede della Federazione Riformista a Rende, presentato dal segretario Cesare Loizzo come primo appuntamento di un ciclo dedicato ad amministrazione, politica e governance.
«Con l’incontro del 12 marzo abbiamo inaugurato un ciclo di seminari dedicati ai temi dell’amministrazione, della politica e della governance, grazie al contributo di autorevoli esponenti del mondo accademico e degli operatori del settore», ha spiegato Loizzo, rivendicando l’obiettivo di costruire uno spazio stabile di confronto e formazione politica.
Ospite e relatore della serata è stato il professor Enrico Caterini, ordinario di Diritto privato all’Università della Calabria, che ha illustrato i contenuti della proposta di riforma del Consiglio Superiore della Magistratura sottoposta a referendum. Nel suo intervento, Caterini ha sostenuto che la revisione non sarebbe pensata per modificare l’equilibrio tra i poteri dello Stato né per limitare l’autonomia della magistratura: non una “rivoluzione”, ma un intervento di razionalizzazione e chiarimento istituzionale.
La relazione ha aperto un dibattito partecipato, con un confronto sulle ragioni del sì e del no e con l’intento, è stato ribadito, di comprendere la riforma “nel merito” per esprimere un voto informato.
«La serata inaugurale è stata un ottimo inizio», ha dichiarato Loizzo al termine dei lavori. «Abbiamo voluto avviare questi incontri di approfondimento perché siamo convinti che, per incidere nella vita dei territori, servano stimoli culturali adeguati». E ha aggiunto un messaggio rivolto soprattutto ai più giovani: «È fondamentale dare un segnale forte alle nuove generazioni, che troppo spesso rischiano di essere travolte dalla deculturalizzazione della politica e dalle derive populiste che ne derivano».