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28/05/2026 ore 10.30
Società

La lotta all’emigrazione vola dall’Unical a Bruxelles con il progetto “Right to Stay”

Dalla Commissione Europea un complesso lavoro per limitare la partenza dei giovani calabresi verso altri lidi. Il prorettore Fabio Bruno spiega i prossimi passaggi che l’Ateneo metterà in campo

di Francesco La Luna

Da Bruxelles ad Arcavacata passano 1966 km, eppure su quest’asse si sta costruendo il futuro della Calabria. Il progetto “Right to Stay” ha iniziato da poco il proprio percorso in Commissione Europea per ingegnare nuove misure di contrasto all’emigrazione giovanile. E fra gli attori principali c’è l’Unical, che ha già partecipato ai primi incontri con il Rettore Gianluigi Greco.

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A spiegare i prossimi passaggi, al nostro microfono, il prorettore Fabio Bruno: «Questo momento di definizione di una strategia europea – spiega – è importantissimo perché dimostra come già l’UE abbia un certo interesse e una certa sensibilità verso il problema della permanenza nei propri territori dei più giovani, ma non solo». 

Dagli incubatori alla pubblica amministrazione, il lavoro dell’Unical

E dentro “Right to Stay” l’Unical non ha intenzione di starci come comparsa, ma come protagonista. Lo conferma lo stesso Bruno, che poi aggiunge: «L’Ateneo, con il Rettore Greco in testa, sta già cercando di mettere in atto tutte quelle strategie che sono nel suo potere per consentire che ci siano le migliori condizioni per limitare l’emigrazione giovanile». E le idee sono state già messe a terra: «Innanzitutto si possono indirizzare i percorsi formativi degli iscritti nella direzione di offrire carriere che siano compatibili con le esigenze del territorio». Che è un primo passo centrale capace anche di cementificare il ruolo dell’Unical, ma non il solo.

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Ci sono, infatti, anche «l’ampliamento e l’estensione degli incubatori secondo nuove logiche che partano dalla formazione e dal supporto alle pubbliche amministrazioni». In questo caso, Bruno spiega che c’è bisogno di «mettere insieme un sistema capace di agire all’unisono e in maniera sinergica perché il problema è complesso e richiede una risposta di sistema». Da parte suo, l’Unical è già in campo: «Siamo pronti a intervenire e a mettere a disposizione tutte le nostre energie intellettuali, organizzative, funzionali e strutturali per far sì che si possa collaborare con gli altri attori che hanno il diritto e il dovere – sottolinea – di agire su questa problematica».

Un viaggio di quasi 2000 km per impedire ai giovani di intraprenderne anche di più lunghi. Dall’Unical e da Bruxelles arrivano le risposte per una Calabria che rischia sempre più di perdere i propri pezzi pregiati.