San Martino di Finita, dal (lontano) passato del paese arbëreshë riemerge un cimitero sotterraneo
La scripta è stata scoperta nei pressi di una piccola chiesa risalente al 1200 dal presidente del Gruppo archeologico del Crati Domenico Re: «La Soprintendenza finanzi adesso una campagna di scavi più approfondita, perché nelle vicinanze potrebbero esserci strutture murarie simili»
Il silenzio ovattato abbraccia la montagna, e accetta di farsi da parte soltanto quando passi decisi calpestano l’erba ingiallita dal sole d’estate. Domenico Re si lascia alle spalle il centro abitato di San Martino di Finita, e arranca spedito verso la zona del cimitero comunale, dove una suggestione sta per diventare certezza.
Il legame affettivo con il paese arbëreshë - che a un certo punto della sua vita è diventato casa - stringe la mano alla passione per l’antichità. Anni di studio e di ricerca sul campo sono valsi a Domenico Re la carica di presidente del Gruppo archeologico del Crati. Una buona dose di curiosità - unita a un pizzico di fortuna - sono gli ingredienti di una scoperta che ha il potere di riavvolgere il nastro della storia.
Le origini di San Martino di Finita trovano traccia in un documento di archivio risalente agli inizi del Cinquecento, in concomitanza con l’arrivo in Calabria dei profughi albanesi, costretti a lasciare il Paese delle Aquile in seguito all’espandersi dell’Impero Ottomano. L’atto ufficiale testimonia la volontà del principe Bernardino San Severino da Bisignano di concedere in feudo a Francesco Russo da Torano un territorio, con la facoltà di edificarvi un feudo da destinare agli albanesi.
La memoria collettiva però ha uno sguardo più lungo, e rivendica l’esistenza della chiesetta di San Martino in Cossinellis già dalla metà del 1200. Ed è proprio al di sotto di questo antico luogo sacro, che sarebbe stato costruito il cimitero ipogeo, vale a dire sotterraneo, riportato alla luce dal presidente del Gruppo Archeologico del Crati, durante una delle sue “passeggiate esplorative”.
«Quando ancora non esistevano i cimiteri - spiega Domenico Re - i defunti trovavano sepoltura nelle chiese o nei terreni circostanti: nel caso di San Martino di Finita, il santuario della Misericordia e la chiesa Madre. La necessità di individuare nuovi spazi, molto probabilmente, spinse gli abitanti dell’epoca a realizzare un cimitero provvisorio all’interno dell’antica chiesetta di San Martino in Cossinellis».
Una cripta profonda cinque metri e alta poco meno, che il presidente del Gruppo Archeologico del Crati descrive così: «Una struttura muraria a forma di botte, chiamata varro (dal verbo varros che in albanese significa seppellire, ndr) purtroppo però in parte crollata. Non escludo che le stesse pietre, con le quali era stata edificata, siano poi state utilizzate per costruire sul finire dell’Ottocento l’attuale cimitero comunale, dove potrebbe essere stato trasferito l’ossario prima custodito nella cripta».
Soprintendenza e Comune di San Martino di Finita sono stati subito informati del rinvenimento: «Per quanto importante, la mia è stata soltanto una scoperta di superficie. Per una ricerca archeologica approfondita, servirà il supporto delle istituzioni. Non escludo che, continuando a scavare, potremmo individuare nell’area circostante un secondo cimitero sotterraneo».
Una scoperta che oltrepassa i confini dell’archeologia e rinvigorisce l’identità di un territorio, altrimenti condannato a perire sotto i colpi mortali dello spopolamento e dell’abbandono. Riannodare i fili col proprio passato non è soltanto un’operazione nostalgia, ma un’occasione straordinaria di creare un domani possibile, fosse pure attraverso un cimitero che riemerge dalla profondità della terra come un monito: guai a lasciar morire il proprio paese!