Sezioni
12/05/2026 ore 23.37
Società

Saracena inaugura la Casa del Moscato, Gallo: «La qualità va riconosciuta»

Nel cuore del centro storico nasce il primo presidio italiano dedicato a un Moscato: il vino simbolo diventa esperienza e destinazione

di Redazione

Nel cuore del centro storico di Saracena nasce un luogo destinato a custodire, raccontare e rilanciare uno dei prodotti più identitari della Calabria. È stata inaugurata la Casa del Moscato di Saracena, il primo presidio in Italia dedicato a un Moscato, aperto nell’ex Municipio di Piazza Senatore nell’ambito della dodicesima edizione del Saracena Wine Festival.

Una giornata di festa e partecipazione, con il borgo pieno di cittadini, visitatori, produttori, rappresentanti istituzionali e operatori arrivati da tutto il territorio per rendere omaggio a uno dei Marcatori Identitari Distintivi più riconoscibili della Calabria Straordinaria. Al taglio del nastro erano presenti l’assessore regionale all’Agricoltura Gianluca Gallo e il sindaco Renzo Russo, insieme ai protagonisti del mondo agricolo, istituzionale e culturale legato al vino simbolo della comunità.

Casa del Moscato di Saracena, un luogo per produttori, territorio e valore

Il messaggio rilanciato dall’assessore Gallo è netto: il Moscato di Saracena è un prodotto di nicchia che dimostra quanto l’ambizione alla qualità possa funzionare, ma la qualità, per generare futuro, deve essere riconosciuta anche nel suo giusto valore economico.

Identità, metodo unico, rarità produttiva e rapporto tra prodotto e territorio devono procedere insieme a una più matura evoluzione dei prezzi. Solo così, secondo Gallo, il vino e più in generale l’agricoltura calabrese possono tornare a essere un ascensore sociale per le nuove generazioni, come in passato lo è stato l’olio per molte famiglie.

La Casa del Moscato nasce dunque come casa di tutti i produttori di un vino unico, tipico e profondamente identitario. Da Saracena, insieme ad altri Marcatori Identitari Distintivi, questo presidio potrà contribuire a raccontare e promuovere la Calabria nel mondo come destinazione esperienziale.

La Regione ha scelto di sostenere questo percorso perché attorno alle produzioni agricole di qualità si possono costruire economia, reputazione e futuro. Il punto, come evidenziato durante l’inaugurazione, è fare in modo che il valore culturale e identitario del Moscato trovi anche una coerente traduzione commerciale. I prodotti di nicchia hanno un valore diverso e devono essere raccontati, posizionati e remunerati in maniera adeguata.

Dal Vinitaly il modello per il Moscato di Saracena

Nel corso dell’iniziativa è stata richiamata anche l’esperienza di Tenuta del Travale, premiata al Vinitaly con il riconoscimento Angelo Betti e raccontata dal Gambero Rosso come una delle nuove eccellenze della vitivinicoltura calabrese. Un risultato arrivato su indicazione dell’assessore Gallo e indicato come esempio di come anche in Calabria una produzione identitaria, piccola e di alta qualità possa diventare riferimento autorevole nel mercato enologico.

È un metodo che può essere replicato anche per il Moscato di Saracena, a condizione che questo vino venga promosso non solo come prodotto del territorio, ma come prodotto-territorio. Una sintesi viva di paesaggio, famiglie, metodo, memoria agricola, comunità e destinazione.

La Casa del Moscato si inserisce proprio in questa visione: non un contenitore celebrativo, ma uno spazio stabile di narrazione, accoglienza, formazione, degustazione e cooperazione tra produttori. Un luogo in cui il vino non viene soltanto esposto, ma raccontato come esperienza culturale, agricola e turistica.

Russo: «Dal cuore del borgo costruiamo la Destinazione Saracena»

Per il sindaco Renzo Russo, l’apertura della Casa del Moscato rappresenta un passaggio storico nel percorso di costruzione della Destinazione Saracena. L’ex Municipio diventa oggi uno spazio di racconto e valorizzazione del vino simbolo della comunità, ma anche un presidio capace di rafforzare l’identità del borgo.

La Casa del Moscato si aggiunge ad altri tasselli del patrimonio locale: la Pinacoteca Andrea Alfano, gli Orti di Vincenzo Fioravanti, la Chiesetta di Ara Coeli, il centro storico e il patrimonio naturalistico, artistico e culturale che Saracena sta progressivamente mettendo a sistema.

L’obiettivo è chiaro: costruire una destinazione riconoscibile, capace di unire vino, cultura, paesaggio, relazioni umane e accoglienza. Il Moscato diventa così non solo un prodotto da degustare, ma una chiave per entrare nella storia e nell’identità di Saracena.

Il libro di Saveria Sesto racconta metodo, produttori e memoria

Durante la serata, alla quale hanno partecipato anche Peppone Calabrese, la presidente della Commissione Agricoltura Elisabetta Santoianni, il direttore generale ARSAC Fulvia Michela Caligiuri, il presidente del Parco Nazionale del Pollino Luigi Lirangi e il presidente del GAL Pollino Sviluppo Mimmo Pappaterra, è stato presentato il volume “Il Moscato di Saracena – Storie di donne e di uomini” di Saveria Sesto, edito da Rubbettino.

Il libro, già protagonista al Vinitaly di Verona, è un’antologia dedicata a un vino raro nel panorama italiano. Racconta le storie dei produttori, il metodo di produzione, le contaminazioni gastronomiche e la necessità di tutelare una tradizione che trova nella Casa appena inaugurata il luogo ideale per parlare a winelover, sommelier, ristoratori e appassionati.

Il progetto editoriale contribuisce a dare profondità culturale alla nuova infrastruttura identitaria, trasformando le storie familiari e produttive in patrimonio condiviso.

La tecnica unica del Moscato: dal mosto cotto all’uva appassita

Tra le testimonianze più significative della giornata c’è stata quella di Luigi Viola, presidente dell’associazione dei produttori, che ha ricordato la particolarità del procedimento produttivo del Moscato di Saracena.

La tecnica prevede la bollitura del mosto ottenuto da Guarnaccia e Malvasia e l’impiego delle uve Moscatello di Saracena e Doraca, lasciate appassire, selezionate manualmente chicco per chicco e poi unite al mosto cotto per attivare la fermentazione e conferire al vino i suoi profumi caratteristici.

Una tecnica domestica, antica e irripetibile, che rischiava di perdersi con l’emigrazione e che, dalla scelta pionieristica di commercializzarla nel 1999, è diventata progressivamente un sistema produttivo in crescita.

Per il direttore generale di ARSAC, Fulvia Michela Caligiuri, la Casa del Moscato e il libro rappresentano un doppio dono al territorio: da una parte un luogo fisico di unione tra produttori, dall’altra uno strumento culturale per raccontare una storia collettiva. Il Moscato di Saracena dimostra come, attraverso le eccellenze agroalimentari, si possa promuovere l’intero territorio, generando opportunità per aziende, cittadini, amministratori e comunità.