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24/02/2026 ore 19.00
Società

Filippelli sceglie il No: «Non è una riforma della giustizia, si modificano 7 articoli senza certezze» | VIDEO

Il professore-avvocato critica “pacchetto” e metodo: «Testo nato dall’esecutivo, sorteggio svilisce l’autogoverno, Alta Corte con sentenze non impugnabili»

di Antonio Alizzi

Michele Filippelli, professore e avvocato, torna negli studi per affrontare un tema diverso dall’intelligenza artificiale: la separazione delle carriere e il referendum costituzionale. Precisa subito che la sua posizione non nasce da un’appartenenza pregressa: «Non nasce con una scelta, la scelta è l’effetto, la causa è capire cosa si sta andando a votare, qual è il testo di riforma e quali sono gli effetti immediati e futuri e dove andremo con un’eventuale vittoria del sì, oppure cosa rimane con un’eventuale vittoria del no».

Da qui la decisione: «Lo studio e la riflessione su questi argomenti, su questi temi, su questi siti referendari mi ha fatto maturare l’idea di propendere in maniera anche decisa per il no». E aggiunge un passaggio chiave sulla cornice comunicativa: «Trovare all’interno delle categorie e dell’associazionismo del no, degli interlocutori che puntano e puntano tutt’oggi la propria attenzione proprio su ciò che è questo referendum e non su ciò che si immagina a partire dal nome, referendum sulla giustizia, di giustizia se ne vede poca, riforma referendum sulla magistratura è già diverso».

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«È un voto che contiene più temi»: separazione, due CSM, sorteggio, Alta Corte

Filippelli mette in fila l’oggetto del voto: «Oggi noi parliamo di separazione delle carriere, è una semplificazione in termini giornalistici. Il voto fondamentalmente racchiude con una sola espressione più argomenti, dall’esaperazione delle carriere alla composizione del CSM alla istituzione di una nuova giurisdizione che è l’Alta Corte».

Sottolinea poi la natura costituzionale del referendum e anche il fatto che il quesito sia stato “ritoccato”: «In premessa dobbiamo dire che intanto questo è un referendum costituzionale il cui quesito è stato anche modificato in corsa proprio per sensibilizzare il tipo di referendum e che incidenza potrà avere, stiamo parlando di sette articoli della Costituzione».

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E sul metodo di nascita della riforma è netto: «Nell’insieme queste modifiche non certamente con un referendum costituzionale, la cui genesi già il rituale non nasce all’interno del luogo naturale, laddove si produce, si forma la legge, il Parlamento, ma nasce all’interno di un altro dei tre principali poteri, quello esecutivo».

Sul clima della campagna prende le distanze dai toni “apocalittici”: «Io non faccio parte del coro dei sensazionalisti all’interno di una campagna referendaria improntata sulla propaganda e sull’ideologia, non dovrebbe essere così».

Articoli 104 e 111: «Non vedo in questa riforma questi argomenti»

Chiamato a commentare due “pilastri” spesso evocati dal fronte del Sì - autonomia e indipendenza (art. 104) e terzietà/giusto processo (art. 111) - Filippelli replica: «Io non vedo in questa riforma questi argomenti, non vedo perché ci si ponga problemi di effetti futuri quando questa riforma incide su altro».

Per lui, il punto vero è la riscrittura degli assetti del CSM e il sorteggio: «In particolar modo gli articoli 104 e 105 che prevedono una diversa composizione del CSM basata sul sorteggio, ma il sorteggio ricordiamo è una forma che ci porta indietro, è una forma che svilisce ciò che è contenuto nel principio di autonomia, anche l’autogoverno». E insiste: «Il sorteggio è proprio il lasciare il passo al caso, alla sorte».

Nella parte più tecnica dell’intervista, Filippelli evidenzia un punto di incertezza: «Spesso si fa confusione nel pensare che il sorteggio tra i magistrati possa avvenire fra tutti i 10 mila magistrati, oppure in altre forme».

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Alta Corte e articolo 105: «Sentenza non potrà essere più impugnata»

Per Filippelli, un passaggio “sottovalutato” riguarda la nuova Alta Corte. Il riferimento è all’articolo 105: «Da non sottovalutare l’articolo 105, perché l’istituzione dell’Alta Corte, nell’essere istituita, prevede un limite gravissimo, perché l’Alta Corte per come è prevista il nuovo articolo 105, si pronuncerà con sentenza e questa sentenza non potrà essere più impugnata». E spiega l’effetto: «Non credo che anche questo aspetto, questo dettaglio della riforma lasci comprendere bene al cittadino dove si sta andando».

«Il cittadino si aspetta due cose… che non esistono»: tempi e certezza del diritto

Il cuore politico-sociale dell’argomentazione è qui: Filippelli sostiene che il referendum, così impostato, non risponde alle domande principali delle persone. «Quando si gira per le città, quando si parla con la gente, il cittadino si aspetta due cose da questa riforma, cose che non esistono, certezza del diritto e tempi ragionevoli del processo».

E conclude: «Purtroppo questi argomenti non sono contenuti e non inciderà questa riforma costituzionale su queste esigenze e questo è grave».

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«C’è più campagna elettorale politica che merito»

Alla domanda se il confronto pubblico sia diventato soprattutto politico, Filippelli è diretto: «C’è una campagna elettorale politica e questo non è un bene, è un referendum costituzionale, appartiene a tutti». E lancia un appello al metodo: «Ritengo che tutti i maggiori rappresentanti politici dovrebbero cercare di spiegare, attenendosi il più possibile a ciò che c’è scritto in quel testo e facendo spiegare che cosa accadrà dopo un anno, per come è previsto dall’articolo 8 dello stesso testo per le disposizioni transitorie finali».

Chiude con l’osservazione che, a suo giudizio, manca proprio il punto d’arrivo: «Il problema è che non arrivano risposte, si sollevano ipotesi, si sollevano concetti che spesso e volentieri non appartengono a questo giudizio e quindi tendono a distrarre l’attenzione dell’elettore».