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04/07/2026 ore 10.00
Società

Stranieri in provincia di Cosenza, la mappa delle comunità: rumeni in maggioranza, ma ogni territorio ha la sua identità

Dalla forte presenza pakistana nei comuni dell’Alto Ionio fino ai russi di Scalea, passando per filippini, cubani ed egiziani nel capoluogo e a Rende. L’analisi dei primi 20 comuni per numero di aventi dimora racconta una provincia molto più variegata di quanto si immagini

di Paolo Mazza

La provincia di Cosenza parla sempre più lingue. L'analisi della popolazione straniera avente dimora – condotta attraverso i dati Istat del 2025 rielaborati da Tuttitalia.it - restituisce una geografia fatta di comunità profondamente radicate, distribuite in maniera molto diversa a seconda delle aree del territorio. Se da un lato la Romania domina incontrastata come primo Paese di provenienza in diversi comuni, dall'altro emergono peculiarità che raccontano storie di migrazioni, lavoro, università, sanità e persino investimenti immobiliari.

Su scala provinciale la comunità rumena rappresenta, infatti, il 27,8% dell'intera popolazione straniera residente, seguita da marocchini (10,2%), ucraini (7%), albanesi (4,9%) e pakistani (4,5%). Dietro questo dato generale si sviluppa però una geografia sociale molto più complessa.

Corsie, campus e ritorni: le rotte parallele di Cosenza e Rende

Nel capoluogo gli stranieri rappresentano il 6,9% della popolazione residente. Qui emerge uno dei dati più significativi dell'intera analisi: la comunità filippina, che a livello provinciale si colloca appena al dodicesimo posto, nel cuore di Cosenza scala fino al secondo gradino, tallonando da vicino quella rumena. I rumeni si fermano al 18,1% degli stranieri residenti, i filippini li seguono a un soffio, con il 16,2%.

Un dato confermato anche guardando ai numeri assoluti: dei 799 cittadini filippini censiti in provincia, ben 703 hanno scelto proprio Cosenza come casa. Non trascurabile, in questo mosaico, anche la presenza irachena: 140 residenti sui 289 complessivi provinciali vivono nel capoluogo.

Nell'area urbana di Rende – la cui percentuale di stranieri aventi dimora si attesta sul 6,6% - si registra invece un profilo diverso, fortemente influenzato dalla presenza universitaria e dal comparto sanitario. Qui spicca la comunità cubana: 153 cittadini su 372 presenti in provincia, oltre il 40% del totale. Una distribuzione che può essere interpretata nel quadro degli accordi regionali con Cuba per far fronte alla carenza di personale medico negli ospedali calabresi.

La comunità cubana condivide il terzo posto nell'area rendese con quella egiziana, entrambe al 6,3%, dietro Romania e Nigeria. In particolare, la presenza egiziana è legata in larga parte agli studenti dell'Università della Calabria, molti dei quali restano nel territorio dopo la laurea per lavorare stabilmente.

Braccia che si spostano, vite che si spezzano: Amendolara e il lavoro sfruttato lungo la fascia ionica

A Corigliano Rossano – che ospita il maggior numero di cittadini stranieri nella provincia di Cosenza – la Romania non lascia spazio a rivali, imponendosi con un netto 45,3% sulla popolazione straniera del comune. A distanza seguono Marocco, Bulgaria, Pakistan e Ucraina, in un mosaico che testimonia quanto il territorio sia diventato punto d'approdo per rotte migratorie molto diverse tra loro.

Merita un capitolo a parte la comunità bulgara: con 484 residenti sui 1.467 presenti nell'intera provincia, concentra qui quasi un terzo della propria presenza complessiva, segno di un radicamento tutt'altro che casuale.

Discorso analogo, ma dai contorni più delicati, per la comunità pakistana, che disegna sul territorio una certa concentrazione: 466 residenti sugli oltre 1.720 censiti in provincia vivono a Corigliano Rossano, altri 275 a Cassano all'Ionio. Su questa comunità occorre soffermarsi con una precisazione doverosa, alla luce del coinvolgimento di alcuni suoi cittadini nella strage di Amendolara.

Una collocazione geografica, quella pachistana, tutt'altro che frutto del caso. Risponde piuttosto alle logiche di una mobilità lavorativa che spinge molti di loro a spostarsi con frequenza anche verso Puglia e Basilicata. Non stupisce, allora, ritrovare nella top ten dei comuni di residenza pakistana anche Trebisacce, Crosia e Terranova da Sibari, tessere di un disegno che si estende con continuità lungo tutto l'arco ionico.

Una storia diversa, ma intrecciata alla stessa tragedia, riguarda la popolazione afghana, coinvolta nella strage di Amendolara in una veste drammaticamente opposta: quella delle vittime, con la morte di tre connazionali. Dei quasi 350 afghani residenti in provincia di Cosenza, 54 hanno scelto Corigliano Rossano e 29 Crosia come luoghi in cui vivere.

Nel suo insieme, l'Alto Ionio Cosentino si conferma un laboratorio a cielo aperto di intensità migratoria. Cariati, Trebisacce, Cassano all'Ionio, Corigliano Rossano, Crosia e Villapiana - tutti stabilmente tra i primi venti comuni calabresi per numero di stranieri - disegnano una fascia costiera dove l'incidenza non scende mai sotto l'8,7% di Trebisacce, per toccare il suo apice nel 10,9% di Crosia.

Un’enclave russa a Scalea. Se Paola è Albiceleste, San Lucido si veste di Verdeoro

Lungo il versante tirrenico la presenza straniera scorre più placida, attestandosi mediamente tra il 4 e il 5%. Ma è Scalea a imporsi come eccezione che conferma la regola: con un'incidenza del 13,2%, il comune si aggiudica il primato assoluto tra i primi venti centri calabresi per numero di stranieri.

Qui prende forma una comunità russa di tutto rilievo: ben il 27,3% dei russi residenti in provincia ha scelto Scalea come propria casa. Un radicamento che affonda le radici nel mercato immobiliare locale, cresciuto negli anni grazie a un passaparola robusto tra acquirenti provenienti da Mosca e San Pietroburgo, attratti da prezzi accessibili e da un costo della vita ben più leggero rispetto ad altre mete europee. Anche se il peso della guerra in Ucraina negli ultimi tempi, ovviamente, si è fatto sentire. 

Diversa, e per certi versi più suggestiva, la trama sudamericana. A Paola batte il cuore della principale comunità argentina della provincia – il 17,4%, ossia 154 persone - con Fiumefreddo Bruzio a seguire. San Lucido si ritaglia invece il ruolo di capitale brasiliana del territorio, ospitando il 17% dei brasiliani residenti in provincia (111 persone) - seguito, ancora una volta, da Fiumefreddo.

Una presenza, quella argentina e brasiliana, che non si spiega soltanto con le dinamiche migratorie più recenti, ma affonda le radici in un fenomeno di ritorno legato allo ius sanguinis: sono in molti, tra i discendenti degli emigrati calabresi partiti verso il Sudamerica decenni fa, a fare oggi il percorso inverso, tornando nei borghi d'origine per ottenere la cittadinanza italiana. Un flusso di ritorno, spesso temporaneo o di passaggio, che spiega buona parte della concentrazione di argentini e brasiliani in alcuni comuni del Tirreno cosentino.

A monte e a valle: l'entroterra non respinge solo i giovani calabresi

Un dettaglio, quasi in controtendenza, arriva dall'entroterra cosentino: tra i venti comuni calabresi con più stranieri residenti, quello con l'incidenza più bassa è San Giovanni in Fiore, fermo al 2,8%. Le motivazioni vanno probabilmente cercate nelle minori opportunità lavorative e nella collocazione geografica più interna della città florense. Un dato confermato dalle percentuali altrettanto basse di Acri (3,5%), Montalto Uffugo (3,9%), CastrovillariBisignano (5%), che sale solo nella Valle dell'Esaro, in particolare a Roggiano Gravina, dove l'incidenza tocca l'8%, trainata per oltre metà (52%) dai soli marocchini. Roggiano è infatti il terzo comune calabrese per presenza marocchina, dopo Corigliano Rossano e Cosenza.