«Ricongiungimento familiare per studenti e studentesse Unical palestinesi»
Ad affermarlo Maria Pia Scilinguo, attivista del collettivo “Aula Studio Liberata”: «Il rettore ha concesso la proroga al 30 giugno, gli abbiamo chiesto di lavorare affinché possano venire qui con le famiglie»
Cinque persone bloccate a Gaza in attesa di un visto che non arriva. Cinque ragazzi e ragazze che dovrebbero arrivare all’Unical, ma non riescono. Sono palestinesi che dovrebbero ricevere un visto da Israele o dall’Egitto, vincitori di borsa di studio all’Ateneo calabrese, che sarebbero dovuti già atterrare in Calabria. Il problema è che non hanno ancora ricevuto il visto. Una situazione presa in carico dai collettivi studenteschi “Aula Studio Liberata” e “Unical e calabria per la Palestina”. Maria Pia Scilinguo, rappresentante delle realtà, ai nostri microfoni spiega la situazione dopo l’incontro con il Rettore Gianluigi Greco, avvenuto nei giorni scorsi.
L’Unical prorogai termini per le borse di studio per gli studenti palestinesi, il comitato pro Pal: «La Farnesina dia risposte»«Il Rettore ha dato la proroga al 30 giugno prossimo per le borse di studio – dichiara Scilinguo – ma bisogna fare altro: c’è bisogno che il Rettore faccia pressioni sul Ministero degli Esteri perché queste persone possano venire qui il prima possibile». Ma il punto centrale, come ci ha raccontato in esclusiva anche una delle ragazze coinvolte, è quello del ricongiungimento familiare. Ovverosia la possibilità, per studenti e studentesse palestinesi chiamati all’Unical, di venire in Calabria insieme ai congiunti più stretti, senza doverli lasciare a Gaza.
«Lavorare sul ricongiumento con grande urgenza»
È questo, secondo Scilinguo, il punto principale da affrontare: «Vorremmo che si spinga e che ci sia un ricongiungimento familiare fra questi ragazzi e ragazze e i loro congiunti più stretti. Sappiamo – prosegue – che è una cosa estremamente difficile, ma dobbiamo spingere». E ancora, l’attivista aggiunge: «Per questi studenti e queste studentesse è essenziale riuscire a venire in Calabria a studiare senza ulteriori pensieri. È giusto esprimere solidarietà e attivarsi per queste persone che non riesco a studiare perché uno sono sotto le bombe, due perché le stesse Università sono state distrutte».
I collettivi impegnati, comunque, giurano che il lavoro non finirà qui e si andrà avanti. Della questione si è parlato anche nel corso dell’assemblea, estremamente partecipata, che si è tenuta nella sede de “La Base” ieri sera.