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18/07/2026 ore 12.00
Società

Sulle orme di Lear e Douglas: viaggio tra i monti della Calabria che continuano a incantare il mondo

Dal Pollino alla Sila Grande, passando per borghi senza tempo, foreste secolari, laghi, architetture contemporanee e sapori della tradizione: un itinerario tra i luoghi che conquistarono i grandi viaggiatori inglesi dell'Ottocento e che ancora oggi raccontano l'anima più autentica della Calabria

di Redazione
Parco Nazionale della Sila

«Calabria! Appena il nome è pronunciato, un mondo nuovo si presenta alla mente». Così scriveva Edward Lear nel suo Diario di un viaggio a piedi, pubblicato dopo il viaggio compiuto nel 1847. A quasi due secoli di distanza, quel fascino è rimasto intatto. Dal Parco del Pollino alla Sila Grande, tra borghi, laghi, boschi e paesaggi ancora imbiancati dalla neve, la Calabria continua a sorprendere chi sceglie di attraversarla lentamente, seguendo le tracce dei grandi viaggiatori del passato.

MORANO CALABRO

Da dove iniziare? La risposta è quasi obbligata: Catasta Pollino, a Campotenese, nel territorio di Morano Calabro. Più che un centro visite, è il vero punto di riferimento del Parco Nazionale del Pollino, uno spazio che unisce accoglienza, informazione, cultura, architettura contemporanea ed eccellenze gastronomiche.

Progettata dall'architetto Mario Cucinella, la struttura colpisce fin dal primo sguardo. Il volume esterno, dalla geometria triangolare, richiama le tradizionali cataste di legna dei montanari, mentre gli ambienti interni, morbidi e sinuosi, reinterpretano in chiave moderna il rapporto tra uomo e paesaggio. In pochi anni è diventata una delle porte d'ingresso più apprezzate dell'area protetta, luogo ideale per raccogliere informazioni, organizzare escursioni e scoprire i prodotti tipici del territorio.

A pochi passi da Catasta sorge un'altra opera firmata da Mario Cucinella Architects: la Chiesa di Santa Maria Goretti. Non aspettatevi un edificio religioso tradizionale. Con i suoi 950 metri quadrati di superficie e un'altezza di 16 metri, rappresenta uno degli esempi più originali dell'architettura sacra contemporanea italiana.

Le linee curve, ispirate alle grandi chiese barocche, si fondono con un linguaggio architettonico essenziale e organico, creando uno spazio raccolto, luminoso e fortemente evocativo. Solitaria, monolitica e perfettamente inserita nel paesaggio del Pollino, la chiesa sorprende per la sua capacità di dialogare con la montagna attraverso forme moderne senza rinunciare al senso della spiritualità. Una tappa che, da sola, vale il viaggio.

PAPASIDERO

Il viaggio nel Pollino prosegue a Papasidero, uno dei luoghi in cui la natura si mostra con maggiore forza. Qui il fiume Lao, tra gole e pareti rocciose, disegna uno degli scenari più suggestivi dell'area protetta, meta ideale per gli amanti dell'escursionismo e degli sport fluviali.

Ma Papasidero è anche una terra che custodisce le tracce più antiche della presenza dell'uomo. Il territorio conserva infatti importanti testimonianze risalenti al Paleolitico, che ne fanno uno dei siti archeologici più significativi dell'Italia meridionale. Ai piedi di una grande rupe, affacciato sul fiume, sorge inoltre il Santuario della Madonna di Costantinopoli, edificato nel Seicento, luogo di fede immerso in un contesto naturale di rara suggestione.

CIVITA

Tra le tappe imperdibili c'è Civita, uno dei borghi più affascinanti della Calabria, fondato dalle comunità arbëreshë che vi si insediarono alla fine del Quattrocento, conservando fino a oggi lingua, tradizioni e rito bizantino.

Passeggiando tra i vicoli del paese si incontrano le celebri case Kodra, abitazioni dalle facciate che, grazie a balconi, finestre e comignoli, sembrano assumere le sembianze di volti umani. Un dettaglio architettonico unico che contribuisce al fascino di un borgo dove storia, cultura e natura convivono in perfetta armonia. Civita è anche la porta d'accesso ad alcuni dei paesaggi più spettacolari del Pollino, tra gole, boschi e belvedere che dominano la valle del Raganello.

Fu proprio questo paesaggio a conquistare Edward Lear, che nel suo Diario di un viaggio a piedi raccontò il primo incontro con il Massiccio del Pollino come una vera e propria rivelazione. «Una visione di pace», scrisse, osservando come «queste stupende montagne sembrano fondersi, al tramonto, in una nebbia di ametista». Da lì il viaggio proseguì seguendo il corso del fiume Trionfo fino alla Sila Greca, dove, annotò ancora il viaggiatore inglese, «il paesaggio assume bruscamente un tono epico». A quasi due secoli di distanza, quelle parole conservano intatta la loro forza evocativa.

LA SILA GRANDE

Dal Pollino il viaggio prosegue verso la Sila Grande, l'altopiano che più di ogni altro racconta l'anima montana della Calabria. Lorica, Camigliatello Silano, i villaggi rurali, i grandi boschi, i laghi e gli allevamenti compongono un paesaggio che cambia volto a ogni stagione e che oggi vive anche una nuova stagione di valorizzazione grazie all'agricoltura di qualità e al turismo naturalistico.

Qui nascono le celebri Patate della Sila IGP, simbolo di un territorio che ha saputo trasformare le proprie eccellenze agricole in un patrimonio riconosciuto a livello nazionale. Le tavole dei ristoranti e delle trattorie dell'altopiano propongono ricette della tradizione, dove patate, funghi, salumi e formaggi raccontano una cucina autentica e profondamente legata al territorio.

Quest'anno, poi, la natura ha regalato uno spettacolo inconsueto. Le nevicate si sono spinte fino alla primavera, lasciando ancora imbiancate le cime e consentendo il funzionamento di alcune piste da sci, mentre sentieri e percorsi naturalistici attraversano boschi che sembrano usciti da un paesaggio nordico.

Anche la Sila, come il Pollino, conquistò i grandi viaggiatori stranieri. Tra questi Norman Douglas, che all'inizio del Novecento attraversò la Calabria raccontandola nel celebre Old Calabria. Di fronte alla Sila Grande rimase affascinato da quello che definì un «venerando altipiano granitico», arrivando a scrivere che, «se non fosse per la mancanza dell'erica, qui il viaggiatore potrebbe credere di essere in Scozia».

Douglas non nascose le contraddizioni della Calabria del suo tempo, segnata da povertà e isolamento, ma fu profondamente colpito dalla bellezza del paesaggio. Le coste, il mare e soprattutto gli immensi boschi silani gli apparvero come un patrimonio naturale straordinario. A quei boschi dedicò una delle immagini più efficaci del suo viaggio, definendoli una "foresta incantata", un'espressione che ancora oggi descrive perfettamente l'atmosfera sospesa che si respira tra gli alberi secolari dell'altopiano.

CAMIGLIATELLO

I Giganti della Sila, custodi di una foresta millenaria

Tra le esperienze più emozionanti dell'altopiano c'è la visita alla Riserva naturale dei Giganti della Sila, uno dei luoghi simbolo della montagna calabrese. Questo bosco monumentale, rimasto pressoché intatto dal Seicento, custodisce i celebri "Giganti": 58 maestosi pini larici, alti fino a quaranta metri, autentici patriarchi vegetali considerati l'ultima testimonianza dell'antica Silva Brutia, la grande foresta celebrata già dagli autori latini.

Poco distante sorge Camigliatello Silano, la località turistica più conosciuta dell'altopiano. In ogni stagione offre un perfetto equilibrio tra natura, sport e cultura: d'inverno con gli impianti sciistici, durante il resto dell'anno con i sentieri immersi nei boschi, i laghi e le attività all'aria aperta. A rendere ancora più prezioso questo territorio è anche il patrimonio archeologico dell'area del Lago Cecita, dove gli scavi hanno restituito testimonianze che risalgono all'Homo erectus, all'Uomo di Neanderthal e all'Età del Bronzo, confermando come queste montagne siano state abitate fin dalla preistoria.

LORICA

A pochi chilometri si raggiunge Lorica, considerata da molti la vera perla della Sila. Adagiata sulle rive del Lago Arvo, circondata dalle pinete di pino laricio, regala scenari che ricordano i grandi paesaggi del Nord Europa. Non è raro che chi la visita la paragoni alla Svizzera, all'Alto Adige o ai paesi scandinavi.

Dal lungolago lo sguardo abbraccia un panorama straordinario: dalle montagne silane fino ai due mari, Ionio e Tirreno, e, nelle giornate più limpide, persino la costa siciliana e il profilo dell'Etna. Il lago rappresenta il cuore dell'offerta turistica, tra passeggiate, escursioni e attività all'aria aperta che rendono Lorica una meta ideale in ogni stagione.

SAN GIOVANNI IN FIORE

Lasciando Lorica si raggiunge San Giovanni in Fiore, centro spirituale e culturale della Sila. Qui sorge la monumentale Abbazia Florense, fondata da Gioacchino da Fiore, una delle figure più influenti del pensiero medievale europeo. Il complesso monastico, con la sua architettura austera e il suo straordinario valore storico, rappresenta una tappa imprescindibile per comprendere le radici religiose e culturali dell'altopiano.

Anche Norman Douglas rimase profondamente colpito da questi luoghi. In Old Calabria descrisse con straordinaria sensibilità il paesaggio silano: «La strada gira intorno ai precipizi, dove scendono dal monte i ruscelli; sono ricoperti di querce da sughero, lecci e altra vegetazione; tra i rami volano rigogoli, ghiandaie, upupe e coracie garrule. Nell'inverno i gelidi venti dell'Appennino spazzano questi monti, ma in questa stagione è una zona stupenda».

Parole scritte oltre un secolo fa che conservano ancora oggi tutta la loro forza evocativa. Perché, proprio come accadde a Edward Lear sul Pollino, anche la Sila continua a sorprendere chi la attraversa lentamente, lasciandosi guidare dal silenzio dei boschi, dall'acqua dei laghi e da un paesaggio che sembra sospeso nel tempo.