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10/06/2026 ore 23.13
Società

Terranova da Sibari, Sinistra Italiana: «Contro la violenza serve educazione al consenso»

Forlino e Grandinetti intervengono dopo l’aggressione a MariaIda: «La solidarietà non basta, servono prevenzione e cultura»

di Redazione

L’aggressione avvenuta a Terranova da Sibari nella notte tra l’1 e il 2 giugno non può essere archiviata come un semplice episodio di cronaca nera. È quanto sostengono Noemi Forlino, responsabile politiche giovanili e comunicazione di Sinistra Italiana e Ugs Calabria, e Giulia Grandinetti, referente regionale Ugs Calabria e componente della segreteria regionale di Sinistra Italiana, intervenendo dopo il caso di MariaIda, la giovane donna accoltellata e quasi strangolata da un uomo che non avrebbe accettato i suoi ripetuti rifiuti.

Secondo le due esponenti politiche, la donna si è salvata soltanto grazie all’intervento provvidenziale di un amico. Una circostanza fortunata che, nella loro lettura, impone però una riflessione più ampia sulla prevenzione della violenza di genere e sulla cultura del consenso.

«Non basta la solidarietà, serve una risposta politica»

Per Forlino e Grandinetti, davanti a episodi di questa gravità la politica non può limitarsi a manifestare vicinanza alla vittima. Occorre andare oltre la solidarietà e affrontare le radici culturali della violenza.

«Non siamo davanti a un gesto imprevedibile o a un momento di follia», affermano. «Siamo davanti all'ennesima manifestazione di una cultura del possesso che porta alcuni uomini a considerare il rifiuto di una donna come un affronto da punire, anziché una scelta da rispettare».

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Il caso di Terranova da Sibari, secondo Sinistra Italiana e Ugs Calabria, deve interrogare società e istituzioni su ciò che viene fatto per prevenire la violenza prima che si manifesti. Il problema, sostengono, non nasce nel momento in cui viene impugnato un coltello, ma molto prima: nella mancata educazione al consenso, al rispetto dell’autodeterminazione delle donne e alla gestione del rifiuto.

Il nodo dell’educazione affettiva nelle scuole

Nella nota viene richiamato anche il dibattito nazionale sull’educazione sessuo-affettiva nelle scuole. Forlino e Grandinetti criticano le recenti scelte del Governo Meloni, sostenendo che introducano nuovi ostacoli alla diffusione di percorsi educativi su consenso, relazioni sane e rispetto reciproco.

«Mentre il Paese continua a contare donne uccise o sopravvissute per miracolo alla violenza maschile, si introducono nuovi ostacoli alla diffusione di percorsi educativi che affrontano temi come il consenso, le relazioni sane e il rispetto reciproco», dichiarano.

Il riferimento è alla normativa promossa dal ministro Giuseppe Valditara, che secondo le due esponenti subordina le attività di educazione sessuo-affettiva al consenso preventivo delle famiglie e ne limita ulteriormente l’applicazione nelle scuole.

«Un no è un no»

Sinistra Italiana e Ugs Calabria chiariscono che l’educazione affettiva non può essere considerata una soluzione miracolosa contro ogni forma di violenza. Tuttavia, rinunciare a questi strumenti significa indebolire la prevenzione culturale.

«È difficile immaginare una strategia di contrasto efficace se si rinuncia proprio agli strumenti che possono insegnare alle nuove generazioni che un “no” è un no, che l’affetto non è possesso e che il rifiuto non autorizza mai la sopraffazione», affermano Forlino e Grandinetti.

Secondo le due rappresentanti, ogni arretramento della politica sul terreno della prevenzione culturale lascia scoperto uno spazio che troppo spesso viene occupato dalla violenza. Per questo chiedono investimenti concreti nell’educazione affettiva, nel rispetto delle differenze, nei percorsi di prevenzione scolastica, nel sostegno ai centri antiviolenza e in una rete istituzionale capace di intercettare i segnali di pericolo prima che diventino tragedie.

La violenza di genere come priorità politica

Per Forlino e Grandinetti, la lotta alla violenza di genere non può essere demandata soltanto alle forze dell’ordine o alla magistratura quando il reato è già stato commesso. Deve diventare una priorità culturale, sociale e politica.

«A MariaIda va la nostra piena solidarietà e il nostro augurio di pronta guarigione. Ma la solidarietà, da sola, non basta», sottolineano.

Il punto, nella loro riflessione, riguarda il diritto delle donne a vivere libere dalla paura. «Ogni volta che una donna viene colpita perché ha rivendicato la propria libertà di scegliere, viene colpito un principio fondamentale della nostra democrazia: il diritto di ciascuna persona a vivere libera dalla paura e dalla violenza».

L’appello dopo il caso di Terranova da Sibari

La vicenda di Terranova da Sibari diventa così, per Sinistra Italiana e Ugs Calabria, un nuovo monito sulla necessità di costruire una risposta strutturale. Non basta intervenire dopo l’aggressione. Occorre educare prima, riconoscere i segnali, rafforzare le reti di protezione e impedire che la cultura del possesso continui a produrre violenza.

«Terranova da Sibari oggi ci pone una domanda semplice ma inevitabile: quante altre donne dovranno rischiare la vita prima che il contrasto alla violenza di genere diventi una priorità assoluta dell’agenda politica e sociale del nostro Paese?», concludono Forlino e Grandinetti.