Terremoto a Cosenza, una scia dalla Valle del Crati alla Sila: cosa raccontano le scosse degli ultimi giorni
Dalla magnitudo 1.1 registrata nell’area di Rose alla scossa di 3.7 di Castiglione Cosentino, passando per Acri, Celico e Parenti. Gli epicentri sembrano disegnare una direttrice lungo il margine occidentale della Sila
La scossa di magnitudo 3.7 registrata alle 21.31 del 4 settembre a circa 3 chilometri a ovest di Castiglione Cosentino è stata quella capace di richiamare l’attenzione su una serie di terremoti di debole intensità che, nei giorni precedenti e nelle ore successive, hanno interessato diverse aree della provincia di Cosenza.
Se si osservano nel loro insieme i dati riportati dal catalogo INGV tra il 2 e il 5 settembre, emerge infatti una piccola costellazione di eventi distribuiti tra la Valle del Crati e il versante occidentale della Sila. La domanda è inevitabile: siamo davanti a un vero sciame sismico? E soprattutto, esiste una struttura geologica comune che collega questi terremoti?
La risposta, almeno allo stato attuale, richiede cautela.
Da Acri a Parenti, passando per Castiglione
La sequenza più interessante comincia nella mattinata del 3 settembre. Alle 5.28 viene registrato un terremoto di magnitudo 1.3, localizzato a circa 10 chilometri a sud-est di Acri, con una profondità prossima ai 13,2 chilometri.
Poco meno di venti minuti dopo, alle 5.47, un altro evento di magnitudo 1.1 viene localizzato 3 chilometri a nord-ovest di Rose, questa volta a una profondità di circa 10,7 chilometri.
Il 4 settembre, alle 4.49, la rete registra una nuova scossa: magnitudo 1.2, epicentro a circa 7 chilometri a est di Celico e ipocentro a poco più di 10,8 chilometri.
Poi, nella serata dello stesso giorno, arriva l’evento nettamente più forte: magnitudo 3.7, alle 21.31.42, con epicentro a circa 3 chilometri a ovest di Castiglione Cosentino. Il dato mostrato dal catalogo INGV indica una profondità estremamente superficiale, intorno ai 9,3 km.
Ed è proprio questa ridotta profondità, insieme alla maggiore energia liberata, a spiegare almeno in parte perché la scossa sia stata percepita distintamente a Cosenza, Rende e in numerosi comuni della Valle del Crati.
Nelle ore successive l’attività compare anche più a sud-est, nell’area di Parenti, dove vengono registrati eventi di magnitudo inferiore, tra cui una scossa di 1.1 a circa 10 chilometri a est del paese e un'altra di 0.8 a circa 12 chilometri a est, entrambe con ipocentri molto più profondi, intorno ai 28-29 chilometri.
Una direttrice lungo il margine della Sila?
Guardando soltanto la distribuzione geografica, i punti mostrano qualcosa di interessante.
Acri, Rose, Castiglione Cosentino, Celico e Parenti possono essere letti come una successione che dalla parte settentrionale della Valle del Crati procede verso sud-est, lungo il margine occidentale dell'altopiano silano.
Non si tratta però di una linea perfetta e, soprattutto, una distribuzione geografica degli epicentri non equivale automaticamente alla presenza di una singola faglia.
La documentazione geologica disponibile colloca Castiglione Cosentino nella zona sismogenetica 929, che comprende la Valle del Crati, la Piana di Corigliano e il settore pedemontano occidentale della Sila. In quest'area sono presenti diversi sistemi tettonici, con faglie orientate prevalentemente nord-sud, nord-ovest/sud-est e nord-est/sud-ovest. Una relazione geologica della Provincia di Cosenza dedicata proprio al territorio di Castiglione descrive un sistema di strutture normali e trascorrenti, quindi faglie capaci sia di movimenti distensivi sia di spostamenti laterali.
È dunque plausibile che la disposizione degli eventi risenta della complessa tettonica del bordo occidentale della Sila. Ma parlare oggi di una precisa «faglia responsabile» sarebbe prematuro.
Il dato che invita alla cautela: le profondità
C’è infatti un elemento particolarmente significativo: gli ipocentri non sono tutti alla stessa profondità.
Si passa dai circa 2,8 chilometri dell'evento di Castiglione Cosentino ai quasi 10 chilometri di Rose, ai 15-18 chilometri di Celico e Acri, fino ai circa 28-29 chilometri degli eventi nell'area di Parenti.
Una dispersione verticale di oltre 25 chilometri è rilevante.
Se tutti questi terremoti fossero semplicemente repliche originate dallo stesso piccolo segmento di faglia, ci si attenderebbe generalmente una maggiore concentrazione sia nello spazio sia in profondità. La situazione osservata può invece indicare una sismicità distribuita su strutture differenti, appartenenti allo stesso sistema tettonico regionale ma non necessariamente direttamente collegate tra loro.
È quindi più corretto, almeno per ora, parlare di una fase di microsismicità diffusa nell'area cosentina e presilana, all'interno della quale emerge il terremoto di Castiglione come evento principale, piuttosto che attribuire automaticamente ogni scossa registrata tra Acri e Parenti a un unico sciame.
Una zona che trema da secoli
Quello che invece è certo è che il territorio non è estraneo alla sismicità.
La Valle del Crati è una delle aree sismicamente significative della Calabria e il catalogo storico dell'INGV documenta numerosi terremoti avvertiti a Cosenza nel corso dei secoli. Tra gli eventi storici figurano quello della Valle del Crati del 1184, associato nel catalogo a una magnitudo momento stimata di circa 6.75, e quello del 1767, con magnitudo stimata di circa 5.9. Anche in epoca contemporanea l'area ha prodotto sequenze e terremoti di energia moderata.
Gli studi sulla zonazione sismogenetica hanno inoltre evidenziato una sismicità strumentale particolarmente presente nel settore settentrionale della Valle del Crati e una concentrazione di eventi anche lungo il margine della Sila.
Questo non significa che la sequenza di questi giorni anticipi necessariamente un terremoto più forte.
Ed è un punto fondamentale: allo stato delle conoscenze scientifiche non è possibile prevedere l'evoluzione di una sequenza sismica né stabilire, sulla base di alcune scosse di piccola magnitudo, se ne arriverà una più intensa. L'INGV ricorda inoltre che in Calabria sciami di terremoti di bassa energia non sono eccezionali e possono svilupparsi per giorni o settimane senza evolvere in eventi maggiori.
Sciame o semplice concentrazione di eventi?
Anche la parola “sciame”, dunque, va utilizzata con una certa prudenza.
In sismologia uno sciame è caratterizzato da numerosi terremoti concentrati nello spazio e nel tempo senza necessariamente un singolo evento principale chiaramente dominante. Una sequenza con un terremoto maggiore seguito da scosse più piccole può invece essere descritta come una sequenza mainshock-aftershock.
Nel caso cosentino la magnitudo 3.7 di Castiglione è nettamente superiore agli altri eventi indicati, ma alcune scosse l'hanno preceduta e altre interessano zone abbastanza distanti e profondità differenti. Per una classificazione rigorosa servirebbe l'analisi completa del catalogo, delle coordinate ipocentrali e, soprattutto, dei meccanismi focali, cioè delle informazioni che permettono di capire quale tipo di movimento abbia prodotto ciascun terremoto.