Carnevale del 1980, terremoto nel Cosentino: la notte che svegliò Cosenza e Rende
Due scosse tra le 3:34 e le 3:40, paura nelle piazze e danni diffusi: l’INGV ricostruisce ore e numeri di un evento rimasto vivo nel territorio
La notte di Carnevale del 1980, nel Cosentino, non fu solo un risveglio improvviso: fu un’onda di paura che attraversò Cosenza, Rende e i centri vicini, spingendo migliaia di persone fuori casa, tra auto in piazza, spazi aperti e perfino la costa tirrenica. A distanza di anni, quell’episodio resta radicato nella memoria locale, anche perché - come ricostruisce l’INGV - si tratta della scossa più forte avvenuta nell’area di Cosenza negli ultimi decenni, pur in un quadro di “dimensioni relativamente modeste”.
L’INGV rievoca con precisione la sequenza: prima scossa alle 3:34, poi – appena sei minuti dopo – una seconda alle 3:40, abbastanza da alimentare panico e incertezza. Un terremoto “poco impresso nella memoria nazionale” perché lo stesso anno l’Italia sarebbe stata segnata dal sisma dell’Irpinia del 23 novembre, ma per il Cosentino fu una notte che lasciò tracce profonde, persino nel calendario simbolico della comunità.
Rende e il 20 febbraio: quando la paura diventò voto e tradizione
Uno dei passaggi più significativi riguarda Rende, dove il 20 febbraio è festa patronale proprio “a seguito del doppio evento sismico del 1980”. L’INGV spiega che il voto verso la Madonna dell’Immacolata “rinnovò così una tradizione” già segnata in passato da altri terremoti, dal 1854 e ancora prima dal 1767, in un territorio dove la sismicità storica non è un dettaglio da manuale ma un filo che attraversa i secoli.
Le ore dopo la scossa: piazze piene, negozi chiusi e l’effetto delle “notizie infondate”
Nella ricostruzione, l’INGV si affida anche alle cronache della Gazzetta del Sud, raccontando una provincia che prova a orientarsi tra verifiche, sgomberi e timori di nuove scosse. Le persone, riferisce l’articolo, saranno stimate “in circa 90 mila” tra chi passò la notte fuori e chi lasciò l’abitazione per prudenza. Scuole, uffici, banche e negozi rimasero chiusi, mentre il clima di tensione fu amplificato da “notizie infondate diffuse nella mattinata da una radio locale”, che spinsero a ripetere l’esodo dalle case.
I danni: dal centro storico di Cosenza al Campus di Arcavacata
Il quadro dei danni è ampio e molto concreto. Nel racconto INGV tornano le immagini degli sgomberi nel centro storico di Cosenza, ma anche le criticità su Rende, con segnalazioni in Commenda e nella zona universitaria di Arcavacata: edifici per studenti evacuati, lesioni nel Villaggio Europa, danni al Polifunzionale con vetrate in frantumi, pareti divisorie crollate a Lettere, mensa universitaria chiusa. Nel centro storico, danni anche al campanile della Chiesa della Pietà.
La mappa delle segnalazioni si allarga: Castiglione Cosentino, Rose, Montalto Uffugo, Celico, Pedace, Torano Castello, Mendicino, Bisignano e altre località. E nelle cronache spunta anche un frammento di vita in mezzo alla paura: la notizia della nascita di un bambino in una clinica privata a Belvedere Marittimo, “durante la notte del terremoto”.
“Vivere con il terremoto”: la lezione che torna attuale
Tra le voci raccolte dall’INGV emerge quella del professor Cesare Roda, docente di geologia all’Università della Calabria, che firma un pezzo intitolato “Vivere con il terremoto”. Il concetto è netto: il territorio calabrese ha alto rischio sismico e serve “predisporsi a vivere insieme ai terremoti”, guardando alle iniziative adottate altrove per gestire il rischio. Un passaggio che, nella ricostruzione, non è solo memoria: è un invito a trasformare la paura in cultura della prevenzione.
I numeri scientifici: magnitudo, epicentro e intensità
L’INGV riporta i dati del “Bollettino mensile dell’Istituto Nazionale di Geofisica” (ING, 1980): ML 4.2 per la prima scossa, epicentro “a circa 2.3 km a sud-ovest di Marano Principato”, e ML 4.0 per la replica. Nella versione più aggiornata del Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani dell’INGV, l’evento risulta con Mw 4.4 e profondità ipocentrale di 3.7 km, con i massimi effetti nella Valle del Crati e intensità che toccano il VII grado MCS in alcune aree e si estendono lungo la fascia tirrenica, fino a essere avvertite anche più a sud e verso nord.