✕
Sezioni
18/10/2026 ore 13.00
Società

Tribunale di Cosenza, penalisti contro il front office: parte la raccolta firme

La Camera penale contesta l’accesso agli atti mediante prenotazione: «Rischia di compromettere il diritto di difesa e la parità tra le parti»

di Emilia Canonaco

La Camera penale di Cosenza promuove una raccolta di firme online per contestare l’ipotesi di istituire un front office nel Tribunale cittadino. Secondo i penalisti, il nuovo sistema subordinerebbe l’accesso agli atti del processo a una preventiva prenotazione amministrativa, con possibili conseguenze sui tempi di esercizio del diritto di difesa.

L’iniziativa è stata avviata dal Consiglio direttivo della Camera penale, presieduta dall’avvocato Roberto Le Pera e con segretario l’avvocato Francesco Santelli. Ne fanno parte gli avvocati Alessandra Adamo, Valentina Spizzirri, Francesco Chiaia, Fabrizio Loizzo, Giuseppe Manna, Angelo Nicotera e Guido Siciliano.

La contestazione della Camera penale

Al centro della protesta vi è il timore che nel Palazzo di giustizia venga introdotto un doppio canale di accesso alle cancellerie. Nella ricostruzione prospettata dalla Camera penale, il pubblico ministero potrebbe continuare a consultare direttamente gli atti, mentre i difensori degli imputati e delle persone offese dovrebbero prima prenotare l’accesso e attendere diversi giorni.

Per i penalisti cosentini, questa differenza rischierebbe di incidere sul principio della parità delle armi tra accusa e difesa nel processo penale. La preventiva prenotazione, si legge nel testo della petizione, trasformerebbe la tempestiva conoscenza degli atti in un’attività condizionata da un passaggio amministrativo.

«Per quale motivo il diritto di difesa dei cittadini nel Tribunale di Cosenza deve essere prenotato?», chiede la Camera penale, che pone inoltre il tema dei differenti tempi di conoscenza degli atti tra pubblico ministero e difensori.

Il possibile ritardo nell’accesso agli atti

La petizione sottolinea che l’eventuale front office riguarderebbe i legali di tutte le parti private, quindi sia le persone sottoposte a procedimento sia quelle offese dal reato.

Secondo la Camera penale, l’obbligo di fissare preventivamente un appuntamento potrebbe impedire ai difensori di conoscere immediatamente il contenuto degli atti processuali. Un ritardo che, nella posizione espressa dai penalisti, potrebbe limitare la capacità di predisporre in tempo le iniziative difensive necessarie.

«Conoscere in ritardo gli atti del processo pregiudicherà il diritto di difesa delle persone», sostiene il documento promosso dall’organismo forense.

La raccolta di firme online

La mobilitazione punta a impedire l’introduzione del sistema prospettato e a mantenere modalità di accesso alle cancellerie che consentano ai difensori una conoscenza tempestiva degli atti.

La Camera penale invita avvocati e cittadini a sottoscrivere online la petizione, rivendicando condizioni di accesso capaci di garantire, secondo i promotori, l’effettiva parità tra accusa e difesa e la piena tutela delle persone coinvolte nei procedimenti penali.