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22/08/2026 ore 06.30
Società

”Voci dalla Rianimazione”: il libro di Barbara Modaffari che racconta l’incubo botulino a un anno di distanza – VIDEO

L’infermiera del reparto di rianimazione dell’ospedale Annunziata di Cosenza ha raccolto le storie dei giovani pazienti che hanno rischiato di morire per aver mangiato il panino con le rape contaminate dalla tossina acquistato in un food truck di Diamante

di Emilia Canonaco

Un food truck rosso staziona sul lungomare di Diamante. I clienti sono in fila a tutte le ore: pure alle quattro del mattino quando, dopo una notte trascorsa in discoteca, si fanno sentire forti i morsi della fame. E no, un semplice cornetto, accompagnato da un cappuccino, non può bastare.

La specialità della casa è il panino con rape e salsiccia. Nessuno può immaginare che nasconda una tossina dagli esiti mortali. Esattamente un anno fa, Diamante conquista la ribalta delle cronache nazionali a causa di un focolaio di botulino, che sconvolge la vita di decine di persone.

Muoiono Luigi Di Sarro e Tamara D’Acunto, vittime di una mancata diagnosi di botulismo. I contagi sono in tutto una ventina. I presìdi ospedalieri di Belvedere Marittimo e Cetraro non si dimostrano in grado di fronteggiare l’emergenza. I sintomi lamentati dalle persone che hanno mangiato il “famigerato” panino  – acquistato al Food Truck che staziona sul lungomare di Diamante – vengono sottovalutati. 

"Questa è impasticcata, e chissà quanto ha bevuto!”, il commento di un operatore sanitario, rivolto ad una ragazza, accompagnata in ospedale dal fidanzato. Stralci di conversazioni contenuti nel libro “Voci dalla Rianimazione”, scritto da Barbara Modaffari, infermiera presso il reparto di Terapia Intensiva dell’ospedale Civile Annunziata di Cosenza.

Il libro si apre con la storia di Gugliemo: è lui, diciotto anni ancora da compiere, il primo paziente ad arrivare in ospedale a Cosenza. La data è quella del sei agosto. Nausea, vomito, dolori addominali, difficoltà a deglutire e insufficienza respiratoria: il botulino è un nemico invisibile, che immobilizza il corpo, ma lascia intatta la coscienza.La muscolatura cosiddetta “leggera” si blocca, e diventa impossibile anche soltanto riuscire a sollevare le palpebre.

Gugliemo viene portato subito in rianimazione, ma grazie all’esperimento di “Terapia Intensiva aperta” introdotto all’Annunziata dal professore Andrea Bruni, sua madre riesce a stargli accanto dalle dieci del mattino alle dieci di sera. Una volta, addirittura, trascorre tutta la notte al fianco del figlio.

Il giovane è intubato. Parte la lotta contro il tempo, in attesa che da Roma arrivi il siero salvavita. Guglielmo non può più parlare, e comunica con i propri familiari scrivendo qualche parola su un foglio di carta. Il rimorso di aver convinto un amico – le sue condizioni di salute sono per fortuna sono meno gravi – a mangiare quel “maledetto” panino con rape e salsiccia, non lo abbandona neanche un attimo.

"Ho vissuto qualcosa di inimmaginabile – racconta nel libro di Barbara Modaffari – che però si è trasformato in un regalo”. Uscito dall’ospedale, Gugliemo, così come tutti gli altri pazienti, ha dovuto affrontare un lungo e complicato percorso di riabilitazione.

Guglielmo e gli altri giovani di cui si parla nel libro “Voci dalla Rianimazione” stanno tutti bene, adesso, ma l’esperienza drammatica di cui sono stati protagonisti (involontari) ha segnato profondamente le loro esistenze