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18/09/2026 ore 22.12
Sport

Caso arbitri e “bussate” al Var, la Procura di Monza chiede l’archiviazione

Per i pm non sono emersi atti fraudolenti né il dolo necessario ad alterare i risultati. Indagati Rocchi, Gervasoni, Nasca e Di Vuolo

di Redazione

La Procura di Monza ha chiesto l’archiviazione dell’inchiesta sulle cosiddette “bussate” alla sala Var di Lissone durante alcune partite disputate tra il 2024 e il 2025. Il fascicolo vede indagati per concorso in frode sportiva l’ex designatore arbitrale Gianluca Rocchi, l’ex supervisore Var Andrea Gervasoni e gli ex varisti Luigi Nasca e Rodolfo Di Vuolo.

Secondo i pubblici ministeri Carlo Cinque e Marco Santini, gli elementi raccolti non consentono di sostenere in giudizio l’esistenza di condotte fraudolente né il dolo specifico richiesto per configurare il reato. Sulla richiesta dovrà adesso pronunciarsi il giudice per le indagini preliminari.

Il fascicolo trasferito da Milano a Monza

La tranche investigativa era stata inizialmente trattata dalla Procura di Milano e successivamente trasmessa a Monza per competenza territoriale. L’indagine riguardava alcune interlocuzioni avvenute all’esterno o in prossimità della sala Var di Lissone nel corso delle partite.

Gli accertamenti erano finalizzati a verificare se tali interventi potessero essere diretti a influenzare le decisioni arbitrali e, attraverso queste, il risultato delle competizioni sportive.

La Procura monzese, diretta da Claudio Gittardi, ha concluso che dagli atti non emergono elementi sufficienti per esercitare l’azione penale nei confronti dei quattro indagati.

«Criticità istituzionali e organizzative»

Nel provvedimento vengono comunque evidenziate alcune problematiche interne al settore arbitrale. I magistrati parlano di «tensioni interne», contrapposizioni relative alla governance e dubbi sulla regolamentazione degli accessi e delle comunicazioni con la sala Var.

Vengono inoltre richiamati i rischi connessi alla promiscuità dei rapporti tra organi arbitrali, federazione e società calcistiche.

Secondo la Procura, tali aspetti potrebbero eventualmente assumere rilievo in sede disciplinare, regolamentare o politico-sportiva, ma non sono sufficienti per contestare penalmente il reato di frode sportiva.

La nozione di atto fraudolento

Uno dei punti centrali della richiesta riguarda la definizione giuridica di “atto fraudolento”. Per i pm, questa nozione non coincide con una qualsiasi violazione delle regole sportive o delle disposizioni organizzative.

La frode richiede un elemento ulteriore, definito nel provvedimento come un «quid pluris» di artificiosità, inganno, dissimulazione o abuso strumentale. La condotta deve essere concretamente diretta a incidere sul corretto svolgimento della competizione per alterarne l’esito.

Nel caso di concorso, deve inoltre essere dimostrato il contributo consapevole del singolo indagato alla medesima finalità illecita.

Errori arbitrali e responsabilità penale

La Procura distingue quindi tra eventuali irregolarità tecniche o organizzative e responsabilità penale. Secondo i magistrati, non ogni inosservanza del protocollo Var, errore decisionale o interlocuzione indebita può essere automaticamente ricondotta alla frode sportiva.

Un’impostazione diversa determinerebbe, secondo il provvedimento, una sovrapposizione tra illecito sportivo, responsabilità tecnica e reato, incompatibile con il principio di offensività.

Gli elementi acquisiti non dimostrerebbero che gli interventi contestati fossero orientati ad alterare i risultati delle partite anziché a correggere errori commessi sul terreno di gioco.

Acquisiti audio, video e tabulati

Nel corso dell’indagine sono stati acquisiti audio, filmati, tabulati telefonici, dati del portale delle designazioni, documentazione regolamentare, dichiarazioni e conversazioni successive all’emersione del caso.

La Procura ritiene che ulteriori accertamenti non sarebbero in grado di modificare il quadro investigativo. In alcuni episodi, inoltre, sarebbe stato verificato che l’intervento esterno aveva lo scopo di correggere un errore di campo successivamente riconosciuto.

Da qui la valutazione secondo cui non vi sarebbe una ragionevole previsione di condanna per il reato contestato.

Gli altri filoni dell’inchiesta

Nel mese di luglio anche i pm di Milano avevano chiesto l’archiviazione dell’accusa di frode sportiva nei confronti di Rocchi nel filone relativo alle designazioni arbitrali per alcune partite. Nell’ambito della stessa vicenda era stata archiviata anche la posizione dell’Inter.