Cosa resta del Giro d’Italia: visi, occhi, colori | VIDEO
Inebriante percezione che oltre agli eroi in sella, protagonisti si sia stati davvero almeno per un giorno anche solo per averlo occupato quel posto in prima fila
C’è lo spettatore a casa che, con il pretesto della gara, scopre prospettive inedite di questa terra; Il ciclista che stilla lacrime e sudore sul nero asfalto appena steso; e c’è il testimone a bordo strada che scarica tutta l’energia dell’attesa quando distingue il primo gruppo affacciarsi in solitaria. Un’onda di vitalità fino alla volata finale. “Tutto qui” si potrebbe dire, il Giro d’Italia che ha toccato Catanzaro, Cosenza e altri territori della nostra regione. E infatti è così. È un guizzo rosa: arriva veloce, accende e travolge tutto. È lo spettacolo di una terra il cui incanto si svela ad ogni curva; la ruota sospesa tra la montagna e il mare.
La splendida confusione dell’abbraccio della gente di Calabria lungo lo stretto passaggio che porta alla linea del traguardo. La vitalità della festa della carovana rosa ad una manciata di minuti dall’arrivo dei trionfatori. E poi, il giro è business e visibilità e anche ragion di stato. Un’appassionante suggestione che trascina tutti come se ci si affrettasse di godere di una festa che poi, così com’è arrivata, sfugge prestissimo via.
L’inebriante percezione che oltre agli eroi in sella, protagonisti si sia stati davvero almeno per un giorno anche solo per averlo occupato quel posto in prima fila, mentre le immagini dall’elicottero scuotono l’orgoglio nel rivedere posti familiari e che in quell’istante sono al centro dell’attenzione della Nazione.
“Guardate che terra, la nostra!” verrebbe da dire. Fieri di far parte di un evento che in passato ci ha snobbati e che adesso, invece, ha riempito il proprio spettacolo non solo di altissimo valore tecnico, ma anche di bellezza e grazia naturale. Resta la sensazione che il giro, passando per la Calabria, non attraversi soltanto una regione, ma un’anima.