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11/05/2026 ore 19.00
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«Non eravamo i favoriti, ma il campo ha parlato»: Gianmarco Palermo e il volo della Morrone verso l'Eccellenza – VIDEO

Il portiere racconta la stagione che ha portato il club cosentino a vincere il campionato di Promozione A. Decisivo il rigore parato al Corigliano nella terzultima giornata: «Sono contento di aver messo lo zampino, ma è stato un trionfo di squadra»

di Paolo Mazza

Nel calcio dilettantistico calabrese ci sono storie che meritano di essere raccontate, non perché finiscano sui giornali nazionali o accendano i riflettori delle grandi piazze, ma perché dentro ci trovi qualcosa di autentico: la fatica, la dedizione, la sorpresa di chi non si aspettava di farcela e invece ce l'ha fatta.
La Morrone, società della provincia di Cosenza, ha vinto il campionato di Promozione A conquistando la tanto agognata Eccellenza al termine di una cavalcata che in pochi, a inizio stagione, avrebbero pronosticato.
Tra i protagonisti di questo trionfo c'è Gianmarco Palermo, portiere classe 2000, cresciuto nel vivaio del Rende fino all'esordio in Serie C e poi maturato in giro per l'Italia prima di trovare a Morrone la sua consacrazione.

«È stato un trionfo di squadra», ammette Palermo. «Quando non sei considerata una favorita ma il campo dimostra altro è ancora più bello. Sono contento perché non abbiamo mollato niente dall'inizio alla fine».

Il rigore che ha cambiato la storia

Se dovessimo individuare il momento in cui la promozione è stata davvero capitalizzata, quasi tutti indicherebbero la terzultima giornata di campionato e in particolare la partita Morrone-Corigliano. Il risultato era sull'1-1, gli avversari avevano appena pareggiato e si erano procurati un calcio di rigore che, se trasformato, avrebbe potenzialmente ribaltato gli equilibri della classifica. Palermo si è tuffato dalla parte giusta e ha parato. Poi la Morrone ha segnato il 2-1 e ha vinto.

«Il campionato penso si sia deciso lì», ammette il portiere. «La parata mia e il gol subito dopo. Ovviamente l'inerzia della partita sarebbe stata a favore loro e poi fare gol, recuperarla, vincerla sarebbe stato complicato. Il campionato si è deciso con pochissimi punti di distacco e quei punti penso avrebbero pesato sul prosieguo».

Eppure, anche davanti a quella che lui stesso definisce la parata più importante della sua carriera, Palermo non cede alla tentazione dell'autocelebrazione. «Sono contentissimo di averci messo lo zampino, però ripeto: non mi piace prendere tutti i complimenti, perché è stato un campionato sugli scudi per merito di tutti».

Sul tema rigori, poi, Palermo si racconta con una vena di ironia: «Ti dico la verità, lo specialista l'ho scoperto nell'ultimo annetto. Non mi è mai piaciuto, perché è sempre stato favorito l'attaccante rispetto al portiere, lui sa dove tirare, io non lo so. Però credo di aver imparato parandoli. Quattro su sei penso sia una buona media».

Un cerchio che si chiude e uno nuovo che si apre

C'è un dettaglio non secondario nella storia di questa promozione: la partita che l'ha matematicamente sancita è stata proprio contro il Rende, la società in cui Palermo ha mosso i suoi primi passi nel calcio che conta. «Sono stati quattro o cinque anni in cui sono cresciuto tantissimo – ricorda -. Ho iniziato con la Berretti e poi sono arrivato in prima squadra, con la quale ho esordito in Serie C. Chiudere un cerchio proprio contro il Rende fa un certo effetto».

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Dopo i suoi anni in biancorosso, il portiere ha vissuto un'esperienza significativa in Abruzzo, tra Nereto e Vasto, trovandosi di fronte a un calcio dilettantistico organizzato e competitivo: «Il livello è molto alto per essere un'Eccellenza. Pensa che riprendono tutte le partite con una diretta in streaming la domenica. È molto organizzato, molto seguito, le società sono tutte strutturate. Potrebbe anche essere quasi un campionato di D per il livello». 

Ora, però, lo sguardo è rivolto al futuro. E la speranza è quella di continuare il percorso iniziato: «Spero di rimanere alla Morrone, perché le ambizioni ci sono, la società è forte, la programmazione c'è. Poi ovviamente nel calcio non si sa mai, però da parte mia spero di rimanere».

Per l'Eccellenza, Palermo ha anche una ricetta ben precisa da suggerire alla dirigenza: «La programmazione è fondamentale dall'inizio. Prendere giocatori che vadano ad aggiungere qualcosa a una base che già c'è, senza stravolgere tutto. Stravolgere potrebbe creare degli scompensi tra chi c'è e chi arriva. La base è molto buona e solida, bisogna solamente andare a puntellare qualcosa».

I giovani, il mister e il sogno

Uno degli elementi che ha reso speciale questa Morrone è la sua anima giovane. Il settore giovanile è un punto di riferimento della società, e alcuni di quei prodotti si sono rivelati determinanti anche in prima squadra. «Gli under ci hanno dato una grande mano, noi per fortuna ne abbiamo avuti di eccellenti: l'argentino Perez ha fatto dieci gol al primo anno in Italia, tanta roba. Poi c'è il capitano Sarpa, che per me è un giocatore davvero di categoria superiore. Ha una costanza in allenamento e in partita che è invidiabile. Spero arrivi a giocare a categorie più alte perché se lo merita. Devo dire, però, che tutti mi hanno lasciato ottime sensazioni».

Al timone di questo gruppo c'è il tecnico Lorenzo Stranges, figura rispettata e stimata nell'ambiente del calcio dilettantistico calabrese, colonna portante e allenatore più vincente della storia della Morrone: «È preparatissimo, bada soprattutto alla sostanza, senza troppi giri. Quando parte con un obiettivo in testa, lo vuole raggiungere con tutte le sue forze. Mi ha voluto fortemente dall'inizio, ha puntato su di me, e per fortuna è andata bene. Penso possa fare la differenza anche in Eccellenza».

Infine, il sogno. Quello di un ragazzo che calcia un pallone da quando aveva cinque anni e che non ha ancora smesso di sorprendersi. «Il mio sogno più grande è quello di continuare a giocare per sempre», dice sorridendo. «Ovviamente non è possibile fino a un certo punto, il fisico non regge. Ma il mio sogno è continuare, alla Morrone in maniera progressiva e solida, e poi vedere quello che verrà. Mi aspetto grandi cose».